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Connection Sebbene in Italia non sia ancora un fenomeno consolidato, Serial Experiments Lain è certamente uno degli anime più geniali e innovativi degli ultimi anni. Si tratta di un’opera complessa e piena di riferimenti in grado di affascinare sia chi si avvicina per la prima volta al mondo degli anime che l’otaku più esperto. Ogni aspetto è curato nei minimi dettagli e nulla è lasciato al caso. Da questo punto di vista, SEL non ha niente da invidiare a Neon Genesis Evangelion e, anzi, credo che si possa affermare senza timore che prosegua lungo la strada, inaugurata da Hideaki Anno, della “rottura”con l’animazione tradizionale giapponese (naturalmente si tratta di una rottura costruttiva e volta ad una propria rielaborazione e sintesi delle istanze occidentali, come più o meno è sempre avvenuto in Giappone dall’epoca Meji (1868-1912) in poi, ndr). Per gli stessi motivi, però, è piuttosto difficile parlare di questo anime senza scendere troppo nei particolari (e senza bombardare di spoilers il lettore che non abbia visto la serie, ndr). Preferisco quindi iniziare con qualche ragguaglio sulla storia e della miscellanea nella speranza stimolare l’interesse di chi non ha ancora avuto il piacere di godersi questa stupenda esperienza visiva (magari tornandoci sopra in futuro, ndr).
 “Present day, present time” Come viene sistematicamente ribadito all’inizio di ogni episodio, la storia prende il via in un fantomatico “present day, present time”(la frase è pronunciata da una voce fuori campo con un distorsore vocale piuttosto metallico ed è seguita da una risata di scherno, come ad indicare che la vicenda non è estranea allo spettatore, ndr). Tuttavia, la società in cui si muovono i personaggi non è identica a quella in cui noi viviamo. Ne è, in un certo senso, la caricatura. Si tratta infatti di un mondo ubriacato dall’informatizzazione in cui i rapporti sociali materiali sono spesso grotteschi e insoddisfacenti.  L’intreccio ruota attorno a Lain Iwakura, una quattordicenne (naturalmente!, ndr) taciturna ed introversa che vive eventi e fatti apparentemente incredibili ed inspiegabili. La storia si sviluppa poi con la ricerca di spiegazioni attraverso il Weird (è la rete informatica globale dotata di un’interfaccia basata sulla realtà virtuale, ndr) che porterà Lain a conoscere (e ad essere, ndr) molto di più di quanto lo spettatore si possa attendere. L’elemento centrale, almeno dal punto di vista degli eventi che si susseguono, è sicuramente il Weird e il mondo che esso racchiude (come altre cose, anche il nome scelto per la rete informatica mondiale mostra l’attitudine onirica degli autori; ad esempio Chiaki Konaka -montaggio, sceneggiatura e soggetto di SEL e autore di Armitage III e Bubbble Gum Crisis 2040- è un lettore delle opere di H.P. Lovecraft, ndr). Per questo motivo senza un minimo di nozioni informatiche probabilmente si perdono alcuni aspetti fondamentali dell’anime. Ciò però non deve scoraggiare nessuno: il vero soggetto dell’anime non è infatti la “tecnologia”(che è una sorta di involucro per i veri contenuti, ndr), ma le persone reali e le domande che da sempre si pongono (è più che sufficiente documentarsi sulle nozioni di base, ndr).  Layers and Devices SEL ha una struttura a più livelli di lettura ed di interpretazione e ancora nessuno è riuscito a farne un’analisi completa ed esaustiva (almeno che io sappia, ndr). Certo gli eventi in sé (per fortuna direi, ndr) seguono tutti una logica precisa e perfettamente comprensibile. Tuttavia, ogni cosa può essere vista da più punti e reinterpretata in vari modi. Per la verità, sono convinto che una comprensione completa sia del tutto impossibile perché gli autori (Ryutaro Nakamura - regia generale-, Yoshitoshi Abe –character design-, Masaru sato –direzione artistica- e Chiaki Konaka tra i principali, nrd) hanno concepito l’anime come un complicatissimo intreccio di riferimenti ed allusioni che con ogni probabilità è perfino fuori dal loro controllo. Anzi, credo che il non aver pianificato tutti i possibili sviluppi dell’interpretazione sia stata una vera e propria scelta nel tentativo di lasciare agli utenti parte dello sviluppo, abbattendo così una parte del muro che separa autore e usufruitore. Giusto per dare un’idea, elenco i titoli (layers) dei 13 episodi che compongono al serie e il relativo “sottotitolo”(devices): Layer 01: Weird - Device# 01 Eye Layer 02: Girls - Device# 02 Mouth Layer 03: Psyche - Device# 03 Hand Layer 04: Religion - Device# 04 Ear Layer 05: Distortion - Device# 05 Tongue Layer 06: Kids - Device# 06 Foot Layer 07: Society - Device# 07 Hand Layer 08: Rumors - Device# 08 Hair Layer 09: Protocol - Device# 01 Uterus Layer 10: Love - Device# 10 Body Layer 11: Infornography - Device# 11 Heart Layer 12: Landscape - Device# 12 Face Layer 13: Ego Ogni nome di layer o device è stato scelto con estrema attenzione. Anche laddove manchi del tutto (come ad esempio il device dell’ep. 13) l’assenza è perfettamente coerente ed ha un’ottima spiegazione. Un altro esempio: nella struttura dei primi devices si può intravedere una sorta di “evoluzione”sensoriale (si vede facilmente che indicano i sensi di vista, gusto, tatto e udito ma non olfatto; naturalmente anche qui c’è un motivo ben preciso, ndr) e questa è certamente una delle interpretazioni della serie (ricordate il sottotitolo titolo? Close the World, Open the Next…ndr).  NAVI: Note su Animazione, Video ed Idee La presentazione di ogni episodio è un piccolo gioiello. Dopo alcuni fotogrammi iniziali piuttosto atipici (ma che nel corso della storia acquistano significato, ndr), si assiste a una delle più belle sigle di apertura di tutti i tempi, sia per quanto riguarda la musica (“Duvet”di Jasmine Rogers –eseguita dai BOA, ndr) che per il montaggio delle immagini. Poi, per circa una trentina di secondi, esplodono alcune scene (di cui alcune ricorrono ad ogni episodio) commentate da una voce fuori campo e da frasi scritte in un modo veramente originale (NGE docet, ndr) che danno una sorta di prima interpretazione alla puntata. Arriva quindi la presentazione del Layer e solo dopo comincia l’episodio vero e proprio (in realtà qualche puntata non segue questo schema fisso, e la spiegazione è assai intrigante, ndr). La sigla finale, a mio parere, è invece abbastanza scadente, soprattutto per quel che riguarda la musica (“Deeply”di Nakaido “Chabo”Reichi, ndr). Nel disegno che l’accompagna ci sono ampi riferimenti a Matrix e Alien, ma la musica stona propria con tutta l’atmosfera della serie. L’animazione vera è propria è molto realistica, mentre il disegno dei personaggi è piuttosto scarno (sebbene molto espressivo, ndr) e potrebbe non essere gradito a chi ama colori lucenti e molti particolari. Il doppiaggio è ottimo e i dialoghi, anche se un poco lenti, sono di grande effetto. I personaggi sono grotteschi, a partire dalla famiglia Iwakura che, sebbene inizialmente possa sembrare il contrario, non ha un bel nulla della famiglia normale. Gli aspetti scientifici sono trattati con grande cura e anche le idee più estreme hanno un fondamento tecnico-scientifico che scansa il rischio di sentirsi presi in giro. Inoltre, chiunque sia un utente abituale della rete troverà in Lain aspetti mai trattati prima in un anime e certamente non rimarrà indifferente al Weird. Infine, va sottolineato che, paradossalmente, la grande forza di questo anime è quella di non pretendere di fissare un nuovo standard, ma di tentare semplicemente di offrire una sorta di caleidoscopio sulle questioni che tratta (che io definirei senza difficoltà “esistenziali”, ndr). Disconnection In conclusione, che giudizio dare di Serial Experiments Lain? Probabilmente un anime che non sarà amato da tutti, anche se sono personalmente convinto che, superate le difficoltà del primo approccio, praticamente chiunque potrebbe apprezzarlo. Certamente, però, questa è una serie che farà impazzire tutti coloro che di Evangelion hanno apprezzato l’analisi psicologica e le questioni “esistenziali”. Aggiungi ai preferiti (70) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 1745
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