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Lady Oscar
Il destino delle rose PDF Stampa E-mail
Scritto da Céline   
domenica 08 dicembre 2002
Indice articolo
Il destino delle rose
Pagina 2
20anni di emozioni

Due parole (ci credete???) su Lady Oscar

Ci sono dei cartoni animati che non hanno età.
Una serie come “Versailles no Bara”(La rosa di Versailles) lascia il segno e rimane nel cuore di intere generazioni. Anche a distanza di 20 anni (in Italia comparve per la prima volta sugli schermi televisivi nel 1982, su Italia 1) fa ancora sognare.

Riassumendo brevemente (hihihihiii ^---^!) per quei pulcini che non conoscono la storia…
Oscar François de Jarjayes nasce il giorno di Natale del 1755.
Sesta ed ultima figlia di François Augustin Rénier Pélisson, Chevalier de Jarjayes e di Louise Margherite Emilie Quetpée de La borde, femme de chambre della Regina.
Viene allevata come un ragazzo per volere del padre che decide di darle un nome e un’educazione maschili e addestrarla all’arte della guerra.
André Grandier nasce il 2 maggio 1754, secondo la Berubara Encyclopaedia, invece, il 26 agosto secondo l’Artbook “Berusaiyu non bara –orukarà irsuto zanshù”, della Sueisha.
Perduta la madre, viene accolto in casa Jarjayes e viene allevato da sua nonna che è governante proprio per questa famiglia.
A quattordici anni il destino di Oscar si lega indissolubilmente a quello della coetanea Maria Antonietta, principessa della casa Asburgica, futura moglie di Luigi XVI.
Oscar diventa capitano delle guardie reali, distinguendosi per il suo valore come e più di un uomo.
La scintilla che risveglia i suoi sensi di donna è l’incontro con il giovane conte Hans Axel von Fersen, proveniente da una ricca e potente famiglia svedese.

lady oscar

Ora, descritti i personaggi principali di questa storia, analizziamo qualche particolare dell’ambientazione storica.
Il fascino della Rivoluzione Francese non ha lasciato indifferente l’autrice, Riyoko Ikeda, che pesca a piene mani dalla storia.
Luigi XV, Luigi XVI, Maria Antonietta, Fersen, Madame Du Barry, Madame De Polignac, Rosalie Lamorliére, il Cardinale De Rohan, Jeanne De La Motte, Robespierre e Saint Just sono tutti personaggi realmente esistiti nelle cronache francesi.
Un particolare, o meglio, una curiosità che vorrei segnalare è che è davvero esistito un François De Jarjayes, il quale ha servito fedelmente la regina fino all’ultimo, quando era rinchiusa alla Conciergerie.
L’autrice non ha mai ammesso di essersi riferita a qualche personaggio realmente esistito, anzi, ha sempre affermato che Oscar è nata dalla sua fantasia ma, le coincidenze e le somiglianze con la vita di alcuni nobili vissuti in Francia come, ad esempio, il Cavalier D’Eon o il Colonnello Du Chatelet, sono davvero innegabili.
Quest’ultimo, grazie all’intercessione di Maria Antonietta, ricevette la nomina a Colonnello, ma questo favore gli costò parecchie difficoltà.
Dovette misurarsi fin dall’inizio con l’ostilità dei soldati che non gli perdonavano il fatto di voler restaurare un minimo di disciplina.
La storia di Charles D’Eon desta più di un eco nella nostra memoria.
Il padre desiderava un erede maschio per incassare un’importante eredità così, quando la moglie rimase incinta, decise che qualunque fosse stato il sesso del nascituro, lo avrebbe educato secondo i rigidi schemi militari.
Alla nascita, la creatura venne battezzata con il nome ambiguo di Charles Géneviéve.
Crescendo, si affermò come ardito spadaccino, militare e diplomatico di prim’ordine. Raggiunse il grado di capitano dei dragoni ma, negli anni ’70, la sua identità di donna venne divulgata in modo ufficiale, probabilmente dai suoi nemici, per bloccargli ogni possibilità di carriera.
D’Eon non si rassegnò alla sconfitta –anche se Maria Antonietta gli regalò un intero guardaroba firmato Rose Bertin e qualcun altro sperava addirittura di costringerlo a farsi suora ^__^;; -
Scrisse un’autobiografia nella quale “confessava”di essere una donna e narrava le circostanze della sua nascita.
La sorpresa più grande arrivò nel 1810, alla sua morte. L’autopsia dimostrò che era stata tutta una colossale e assurda mistificazione, che aveva coinvolto il Re, la Regina, diversi ministri, la famiglia D’Eon e il cavaliere medesimo.
Charles Géneviéve D’Eon era un uomo!

lady oscar

In Italia abbiamo conosciuto prima il cartone, poi la famigerata edizione cartacea Fabbri che, fra tagli, censure, strafalcioni ed errori abominevoli, è servita soltanto per farci conoscere l’esistenza del fumetto.
Dopo di questa, abbiamo avuto le nuove edizioni. La prima a cura della Granata Press, che ha lasciato molto spazio all’immaginazione degli adattatori, commettendo errori più o meno gravi e, la seconda, a cura della Placet Manga, tuttora in fase di svolgimento che, a parte qualche piccola svista, sta mantenendo la sua promessa di aderenza al testo originale e di cura nella traduzione. Questa casa editrice ha anche assicurato la pubblicazione delle storie fuori corso e dell’Anime Comics, al termine della serie.
Chi segue quest’opera da tanti anni, come la sottoscritta, avrà notato le profonde differenze fra anime e manga.
Differenze dovute ai tre diversi stili che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera: Riyoko Ikeda, Tadao Nagahama e Osamu Dezaki.
Mentre corre una netta analogia fra la Ikeda e Nagahama, completo è il distacco con Dezaki.
Ogni stile influenza profondamente l’impatto del risultato visivo.
Nagahama mostra un rispetto pressoché completo del manga. Arrivati al diciottesimo episodio però, i produttori notano il calo di ascolti e contattano Dezaki.
Il regista si affianca allo staff a partire dall’episodio n. 12 e compare come direttore dal 19.
Dezaki stravolge, a volte in maniera estremamente dolorosa, la storia originale, ma la rende anche più veritiera ed aderente ai fatti realmente accaduti durante la Rivoluzione Francese.
Splendido e dolcissimo Andrè quando, nell’episodio 20, con un sorriso triste, china la testa e, nella nostra versione, afferma “Io farei qualunque cosa per te Oscar”mentre, in quella originale, si lascia andare al lapidario “Mai stato così serio”.
Andrè ha sguardi intensi, luminosi e pieni d’amore. C’è ancora nella memoria di tutti, la scena nella quale si fa incontro ad Oscar, sotto la pioggia battente, avvolgendola in un mantello.

lady oscar

Altra differenza fra manga e anime è nello strumento suonato da Oscar. Nel primo è un violino, nel secondo il pianoforte.
La scena del ballo con Fersen, nel manga, è molto più rispettosa della dignità di Oscar. E’lei a decidere di andarsene, dicendosi che ha fatto bene a fare quella prova.
Nell’anime fa da preludio alla separazione dell’ep. 28, inoltre, va persa l’ironia della Ikeda sul pessimo rapporto di Oscar con i tacchi.
La dichiarazione di Andrè è un altro dei punti nel quale troviamo differenze notevoli. Le motivazioni appaiono completamente diverse: gelosia per Fersen e ricordi dell’infanzia nel manga, paura della cecità e reazione alla decisione di Oscar di rimuoverlo dal suo incarico, nel cartone. Risulta molto più sofferta e coinvolgente quest’ultima, a mio parere.
Inoltre, nel manga, Andrè non fa in modo di unirsi alle Guardie Francesi chiedendo aiuto ad Alain, ma vi viene letteralmente spedito dal Generale Jarjayes.
L’atteggiamento di Oscar, nel manga, relativamente a questo periodo di tempo, è molto meno chiuso.
Nell’anime, invece, la distanza che si è creata fra loro comincia a colmarsi solo nell’ep. 30 (La sfida di Oscar), quando il padre di Oscar viene ferito e lei si rivolge in modo dolce ad Andrè che le porge il fazzoletto.
Nel manga, dopo la dichiarazione, il comportamento dei due cambia, diventa molto simile a quello di una vera coppia.
Molto bella e significativa la scena con cui Oscar richiama Andrè, che sta andando a preparare la carrozza, con un semplice ed eloquentissimo sguardo.
Lui si avvicina e si china a baciarla.
Nel fumetto, questi particolari danno al rapporto dei due un significato del tutto nuovo e intenso e mancano completamente nel cartone che, quindi, risulta più freddo e conciso. Perché ogni atteggiamento è ridotto all’essenziale, in una scelta narrativa minimalista ma che intensifica sguardi e voci.
La sequenza della morte di Oscar sottolinea nuovamente questo distacco tra opera cartacea e opera animata.
Nel manga, l’ultimo pensiero va al suo paese, dicendo appunto: “Viva la Francia”. Nel cartoon, il suo pensiero va ad Andrè, il suo grande amore, e muore sussurrando agli amici un ultimo: “Addio”.
In conclusione (uhauhauhaua! ^-^!), il manga è più umano, con momenti dedicati e concentrati sui sentimenti di Oscar e Andrè mentre l’anime, corre drammaticamente verso la fine, totalmente pervaso da un senso di tragedia imminente.
Mentre la Ikeda, nel fumetto, analizza con sapienza i sentimenti, Dezaki, nel cartone, sceglie di non narrarli, comprimendoli in un crescendo di intensità.



 
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