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Pagina 1 di 2 Il biglietto del treno nel taschino della camicia e una grossa valigia tenuta con entrambe le mani. Quel pomeriggio ero così sudata e stanca da non capire nemmeno in che direzione andare; i sandali poggiavano sull’asfalto rovente, sentivo il calore provenire dal basso e le mie gambe bianche come il latte, m’imploravano di fare una pausa. Mi fermai sotto un grande albero, in un parco, cercando di riprendere fiato. Prima di tutto, dovrei dire chi sono e perché mi trovavo in quella situazione. Mi chiamo Giulia e sono una studentessa universitaria di 22 anni. Mia madre è francese, mio padre italiano, quindi, in estate, possiamo goderci l’ospitalità dei nonni che vivono in un piccolo paese, non molto distante da Parigi. Vivono in un’enorme villa, troppo grande per due vecchietti soli e, per questo motivo, sono sempre circondati da amici e parenti. “Ma perché ho detto ai miei che sarei venuta a trovarli? Dovevo restare a casa e dormire tutto il giorno! Invece no! Da quando Alex mi ha lasciata non ce la faccio più a stare troppo da sola…Non voglio pensare più a lui, mi sento così a terra. Magari questo viaggio in Francia mi farà bene, tutto sommato…”questi erano i miei pensieri altalenanti mentre mi accendevo una sigaretta e guardavo i turisti come me, seduti sul prato. In quel momento non potevo immaginare che, proprio sotto il mio sedere, si nascondeva un vero tesoro. Vidi un bel ragazzo biondo passeggiare con un cane al guinzaglio. Mi passò accanto, poi tornò indietro e mi chiese se potevo offrirgli una sigaretta. Dopo avergli passato anche l’accendino mi ringraziò e si sedette a qualche metro da me. Il suo cane, un bel Labrador robusto, cominciò ad annusare il terreno e a scavare buche profonde. “Smettila Connor! Guarda che disastro!”gridò il ragazzo tirando il guinzaglio, distraendo il cane dalla ricerca delle ossa. Giocavo con i fili d’erba e, quando sapevo di non essere vista, sbirciavo verso il giovane francese che fumava la mia sigaretta. I miei occhi si posarono su una delle buche create dalle zampe di Connor e notarono qualcosa di strano. Mi allungai per vedere meglio e mi chinai verso la terra secca. Smossi, con le dita, un sasso grosso come un pugno e vidi chiaramente che nascondeva una specie di quaderno, un blocco di fogli racchiusi da due cartoncini spessi, il tutto legato da uno spago. Liberai quell’oggetto dalla terra che ancora lo ricopriva, slegai il nodo e vidi che molti fogli erano rovinati ma, scorrendo le pagine, notai che qualcosa si era salvato. Mi guardai intorno, il ragazzo biondo stava accarezzando la testa del suo cane e mi dava le spalle, non si era accorto di nulla. Presi la valigia e infilai il quaderno nella tasca esterna. La curiosità era più forte di me, appena arrivai a casa, salutai frettolosamente i miei, abbracciai i nonni e, con la scusa del viaggio faticoso e della stanchezza, mi chiusi in camera. Da quanto riuscii a capire, erano tutte lettere, ma solo una era interamente leggibile, l’ultima. Impaziente, presi con cura i fogli ingialliti e cominciai a leggere…
••• Luglio 1789 Cara Oscar, ti scrivo da settimane senza conoscere il destino di queste lettere, anche se, ammetto che non avrò mai il coraggio di fartele vedere. Qualche giorno fa Alain mi ha sorpreso con questo blocco fra le mani, voleva sapere cosa stessi scrivendo con un’espressione così assorta e concentrata. Gli ho risposto che era un saluto per mia nonna, ma sono certo che non mi abbia creduto. Faccio fatica a scrivere, devo socchiudere l’occhio sinistro e cercare in tutti i modi di mettere a fuoco e guidare l’inchiostro nella giusta direzione, senza tremare, senza uscire dalle righe, ma è difficile. Quello che più mi spaventa è che non potrò più rivedere il tuo splendido viso, che per me è più importante dello stesso sole. Ultimamente, quando mi parli, cerco di sforzare la vista, per vedere i tuoi capelli, le tue labbra, le tue mani, ma è sempre più faticoso distinguere i particolari. Sono confuso sull’avvenire. Ti ho sempre seguita, vivendo nel dolce sapore della tua ombra ma, in questo periodo burrascoso, ho paura di non essere in grado di proteggerti. Quest’occhio non mi aiuta e la consapevolezza dei miei limiti mi fa una gran rabbia. Come posso pretendere di difendere una donna come te, in queste condizioni? Sono uno stupido, vero? Tu non hai bisogno della mia protezione però, ti prego, lasciamelo credere. Il Dio Marte, con la sua spada e lo sguardo fiero e limpido, non ha bisogno di me e del mio occhio cieco ma, non potrei mai perdonarmi se ti capitasse qualcosa, se venissi ferita. Tu sei il nostro Comandante, sei piena di coraggio, d’orgoglio e di determinazione ma sei anche la mia Oscar, mio fratello, il mio compagno di giochi, la mia padrona, la mia amata, adorata, rosa bianca. Non voglio che tu muoia in questa guerra, non voglio vedere il sangue della persona che più amo al mondo scorrere sulle strade di Parigi. Vorrei, piuttosto, morire io al tuo posto, se fosse necessario, anche solo un’ora prima di te, vorrei che il buon Dio mi risparmiasse una sofferenza insopportabile come quella perché, senza di te, la mia vita non avrebbe alcun senso. Quando arrivai nella tua casa ero un povero orfano, la tua famiglia mi diede la possibilità di restare vicino all’unica parente che mi era rimasta, la nostra cara nonna. Ricordo come in un sogno la prima volta che ti vidi. Eri un ragazzino esile e sicuro di sé. Con la spada al fianco, mangiavi a morsi una mela e mi guardavi curioso. La nonna mi disse di assecondare ogni tuo desiderio e di starti accanto perché, da quel giorno, quello sarebbe stato il mio compito. Non è stato facile capirti all’inizio ma poi, con gli anni, sei diventata il mio migliore amico, anche se non potevo svelarti ogni particolare dei miei pensieri e non potevo aprirti totalmente il mio cuore. Ero solo un servo e, al servo, non è consentito oltrepassare i limiti. Ora sono un soldato della guardia metropolitana e posso stare ancora con te, posso guardarti mentre, a cavallo, ci ordini di marciare o di stare sull’attenti. Molto spesso nella mia vita, mi sono sentito una marionetta nelle tue mani, sempre pronto ad obbedire, ma non mi lamento; restare al tuo fianco è tutto ciò che desidero. Ora qualcosa sta cambiando, il mondo intorno a noi chiede di rispondere ad una semplice domanda: “Che cosa sei disposto a fare per il tuo Paese?”ed io ho deciso. Sono felice che anche tu abbia scelto da che parte stare, ben sapendo quanti ostacoli e quali privazioni dovrai affrontare. Sono molto orgoglioso di te. Combatteremo insieme anche questa volta. Quando ti sei innamorata di Fersen, sentivo un dolore soffocante in fondo al petto tutte le volte che vedevo quella luce sorprendente nei tuoi occhi, quando parlavi di lui. Allo stesso tempo però, ero felice che, finalmente, il tuo cuore di donna si fosse risvegliato, anche se non era stato grazie a me. Mi considero, comunque, fortunato per tutti questi anni trascorsi al tuo fianco, fedele e silenzioso, anche quando il desiderio di stringerti era così forte da farmi tremare. Sai quante volte ho sognato di baciarti e venire ricambiato? Di stringerti a me e di sfiorarti con la punta delle dita, di accarezzarti e farti mia con passione, con ardore, con tenerezza? Di notte, a volte, mi sveglio sudato e sconvolto perché mi appari in sogno, bionda e leggera, indossando una veste bianca, come le dee greche, mi vieni incontro per abbracciarmi e ti lasci andare a sospiri d’amore…poi, sempre, crudele ed egoista arriva la luce dell’alba.
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