venerdì 30 luglio 2010
menu
login
ultime
Preferiti
cerca
forum
Mondoserver, hosting solutions
Alphatech soluzioni web-based
Firefox 2
Home
Lady Oscar
Il sogno della talpa (Maison Ikkoku) PDF Stampa E-mail
Scritto da Céline   
martedì 22 aprile 2003
Indice articolo
Il sogno della talpa (Maison Ikkoku)
Pagina 2

Arrivarono davanti a casa, il sole pallido illuminava l’orologio sul tetto e i panni stesi fluttuavano leggeri, spinti da una mano invisibile.
Le nuvole nere e minacciose e quelle bianche dalle forme strane e morbide formavano una scacchiera che si modellava ad ogni soffio di vento.
Soichiro era accucciato sul prato e li guardava entrare.
Smisero per un momento di parlare, mentre attraversavano il corridoio, perché non volevano che la curiosa e pettegola Ichinose, della stanza numero 1, li potesse sentire.
Seduti intorno al kotatzu, mentre l’acqua per il thè si stava scaldando nel bollitore, i tre guardavano fuori cercando le parole per continuare nel racconto.
“Perché hai deciso di lasciare il tuo lavoro?”chiese Yusaku
“Tutta questa storia mi ha fatto capire quello che conta veramente. E’proprio vero quello che dicono…Quando stai per perdere qualcosa, solo in quel momento capisci quanto vale. Lo zio mi ha offerto un lavoro nella sua ditta. Dovrò imparare tutto dall’inizio però…ce la farò. Mi voglio impegnare. E poi…ho disdetto l’abbonamento al club e ho lasciato definitivamente il mio posto di allenatore. Il senso di colpa non mi fa dormire.”
“E Catherine?”chiese Kyoko mentre si alzava per spegnere il gas
“Le ho parlato ieri. Mi ha telefonato, mentre ero nell’ufficio della scuola di tennis a riordinare tutte le mie cose. Vuole tornare in Inghilterra però…penso che non lo farà. E’troppo legata al suo lavoro di insegnante. Mi dimenticherà e andrà avanti.
Non so se, per me…sarà lo stesso. C’è qualcosa…”in quel momento qualcuno bussò alla porta.
“Buonasera”disse la madre di Kyoko entrando nella stanza.
“Buonasera”risposero i due uomini in coro.
“Ciao mamma. Tutto bene?”
“Si, è stata un angelo. Ora è fuori con tuo padre. Stanno giocando con Soichiro”
“Vuoi un po’di thè?”le chiese Kyoko
“No, ti ringrazio, abbiamo una cena con degli amici più tardi, dobbiamo avviarci”.
Mitaka e Yusaku accompagnarono alla porta le due donne e salutarono i signori Chigusa.
“Papà!”urlò una vocina allegra.
Yusaku sollevò in aria la sua piccola Haruka e la fece volare come una farfalla.
“Ancoa papà!”disse forte mentre si aggrappava alle sue spalle.
“Ti sei divertita oggi? Hai fatto la brava dai nonni?”le chiese lui mentre le toglieva le scarpine.
La bimba lo guardava sorridendo, indicando il suo nuovo maglioncino ricamato.
Un pulcino giallo spiccava proprio al centro.
“Che bello! E’lo stesso pulcino del grembiule della mamma!”
“Legalodelanonna!”disse Haruka mentre guardava compiaciuta verso la sua pancia.
“Vieni Haruka”disse Kyoko rientrando “andiamo in soffitta a cercare qualche addobbo per la tua festa!”
I due uomini rientrarono nella stanza dell’amministratrice e si sedettero a bere il thè.
“Ora ti farò una domanda che, forse, non gradirai ma…cosa sta succedendo fra te e Asuna?”chiese Yusaku
“Si, è vero. Non te l’ho ancora raccontato. La notte che rimasi da Catherine, terrorizzato dal pensiero che lei potesse commettere una pazzia, non ho chiuso occhio. La mattina seguente hanno bussato alla porta. Sono andato ad aprire e…era lei…Asuna.
Mi ha detto che era contenta di vedere che stavo bene, che non aveva dormito tutta notte per la preoccupazione. Ho cercato di spiegarle la situazione ma, tutte le apparenze erano contro di me. Non potevo fare altro che chiederle perdono.
Non mi ha detto niente. Non mi ha preso a pugni, non ha urlato, non ha fatto scenate come avrebbe fatto qualsiasi altra donna scoprendo l’infedeltà del proprio marito…
Si è limitata al silenzio.
Nel frattempo, mentre ero sulla porta con lei, è arrivata Catherine, in camicia da notte e…ti lascio immaginare la scena”prese la tazza e bevve un sorso di thè caldo “…la moglie e la presunta amante, faccia a faccia…E’stato terribile. Se n’è andata senza dire una parola e io…stupido idiota, non le sono corso dietro. Sono rientrato in casa ed ho spiegato tutto a Catherine. Le ho detto di essere un uomo sposato e le ho fatto vedere le foto dei miei figli. Da quel momento mi sono sentito più leggero e più pesante allo stesso tempo. Non so spiegare meglio. Stavo dicendo la verità e, mentre parlavo, mi rendevo conto dell’enorme sbaglio. Sono stato troppo superficiale. Catherine piangeva in silenzio, le lacrime scivolavano sul suo bel viso ma aveva uno sguardo colmo di disgusto. Me ne sono andato e, da quel giorno, non l’ho più rivista.
A casa ho cercato di parlare con Asuna, per spiegarle tutto, per chiederle di ascoltarmi…ma non è servito a niente. Non mi parlava, non mi voleva nemmeno ascoltare.
Le ho giurato che avrei fatto qualsiasi cosa per lei, per riconquistare la sua fiducia. Il suo silenzio mi soffocava. Non sapevo più cosa fare, allora ho preso la decisione di abbandonare il tennis. Mi sembrava l’unico modo per farle capire che ero disposto a tutto pur di non perdere la mia famiglia”fece una pausa e sospirò amaramente.
“Non è giusto. Hai commesso un errore ma non puoi sacrificare la tua carriera solo per darle un segno d’amore!”esclamò Yusaku.
“Cosa potevo fare? Da quando ha letto sul giornale che mi sono ritirato, ha ripreso a parlarmi”.
“E questa è l’unica soluzione?”
“A quanto pare”rispose il maestro di tennis.
Finirono la loro tazza di thè e, dopo qualche minuto, Mitaka si alzò.
“Mi spiace per prima Godai. Ti ho risposto male e sono venuto da Kyoko senza dirti niente ma…cerca di capire, volevo il parere di una donna, una donna di cui mi fido”.
“Ora è tutto chiaro. Spero che questa storia si risolva nel modo migliore. Mi spiace non poter fare di più”disse Yusaku stringendogli la mano.
Quella sera festeggiarono il secondo compleanno di Haruka al Chachamaru, in compagnia di tutti i loro amici e conoscenti.
Yusaku guardava la sua bambina scartare i regali e sorridere felice a tutti quelli che le stavano intorno e le facevano gli auguri.
La donna della sua vita, che amava da sempre, che desiderava più della stessa aria…era sua moglie.
A volte la osservava, durante le faccende domestiche o mentre giocava con la bambina e provava una dolce fitta al cuore. Si avvicinava e le accarezzava i lunghi capelli neri.
Tutto l’amore che gli aveva fatto vivere situazioni imbarazzanti o che lo aveva fatto soffrire, disperare e …sudare, ora si materializzava davanti ai suoi occhi, con quella splendida famiglia, con quella donna dolce, sensibile e testarda, che sapeva capirlo più di chiunque altro, che lo sosteneva in ogni momento e, con quella figlia, capace di cancellare ogni malumore con un semplice sorriso o con una parola e che, ogni sera, con tenerezza, si addormentava sul suo petto.
Stava crescendo anche lui insieme ad Haruka, stava cambiando, diventava ogni giorno più sicuro deciso.
La responsabilità di quella nuova vita lo aveva reso più maturo e lo spingeva a dare sempre il meglio di sé, in ogni situazione.
Quando gli sembrava incredibile che quella potesse essere la realtà, cercava con lo sguardo la sua Kyoko e, quando la trovava, si lasciava andare ad un sospiro, estasiato e, assaporava ogni suo gesto, ogni sua smorfia famigliare, ogni suo respiro e desiderava abbracciarla, tenerla stretta, come quando lo chiamavano ronin e stringeva il cuscino pensando a lei.
“Papà! Guada!”Un grande pupazzo a forma di pinguino era preso d’assalto dalla bimba, che correva e saltava come una trottola intorno al suo nuovo amico di peluche.
La serata proseguì in allegria, fra i canti della signora Ichinose, le interpretazioni teatrali di Yotzuya e i balletti di Akemi.
Kentaro, il figlio della signora Ichinose, evidentemente agitato ed euforico e Ikuko, la nipote di Kyoko, erano appartati in un angolo a parlare, mentre, il signor Otonashi, beveva lentamente, scambiando ogni tanto qualche battuta con il proprietario del locale, il marito di Akemi.
Tutto era perfetto, a parte il fatto che, il padre della festeggiata, non aveva trovato nemmeno un regalo decente.
Kyoko aveva regalato ad Haruka una bambola che desiderava da tanto tempo e lui…era lì a mani vuote, mentre tutti gli altri avevano portato regali fantastici, giocattoli e vestiti. Voleva trovare qualcosa di speciale, qualcosa di unico per sua figlia.
Ma cosa poteva regalarle?
Avrebbe voluto trovare qualcosa che potesse abbracciarla e proteggerla sempre.
“E’tardi. Andiamo?”disse Kyoko.
“Si, Haruka si è addormentata sul divanetto…Oggi è stata una giornata piena per lei!”prese la bimba fra le braccia coprendola con la sua giacca.
A casa, mentre Kyoko metteva il pigiama alla figlia, Yusaku frugava nell’armadio, alla ricerca di una grossa scatola.
Quando l’ebbe trovata, ne tirò fuori una morbida coperta colorata e un libro.
Era un regalo che sua nonna gli aveva mandato quando si era trasferito e aveva cominciato l’Università. Si era ricordato di quella scatola mentre entrava nella Maison; sapeva dove si trovava perché l’aveva messa nell’armadio quando si era trasferito dalla sua stanza, la numero 5, in quella dell’amministratrice.
La coperta era stata un caldo conforto nelle notti insonni trascorse chino sui libri. Il tepore sulle spalle gli alleviava un po’la malinconia e la nostalgia di casa.
Il libro era una vecchia favola, ricca d’illustrazioni, che sua nonna gli leggeva per farlo addormentare.
Era molto affezionato a quelle pagine ingiallite perché gli ricordavano la sua infanzia e la voce di sua nonna.
“Ti va di leggermela?”gli chiese Kyoko sedendosi accanto a lui.
“Certo”rispose Yusaku e cominciò a leggere.
“C’era una volta una talpa che aveva un sogno. Questa talpa si chiamava Zolfo e voleva diventare famoso, farsi conoscere in tutto il mondo.
Un giorno riunì i suoi più cari amici: il coniglio, il topo, il tasso e la marmotta e spiegò loro quel che voleva fare.
Aveva deciso di scavare una galleria, ma non una galleria normale. Una galleria così lunga e profonda da attraversare tutto il mondo! Voleva scoprire cosa c’era dall’altra parte! Voleva diventare una celebrità, la prima talpa esploratrice!
I suoi amici cominciarono a ridere e a prenderlo in giro, dicendo che nessuno poteva essere così stupido da pensare di riuscire in quell’impresa!
La talpa era così triste e abbattuta che il suo amico coniglio decise di aiutarla. Anche se pensava fosse tempo sprecato, voleva bene al suo amico testardo.
Si misero a lavorare insieme e, in pochi giorni, riuscirono a scavare una galleria lunghissima.
Il tasso, vedendo i suoi amici, stanchi e affaticati, disse loro di riposarsi, che avrebbe continuato lui.
Il topo e la marmotta non volevano essere da meno così, a turno, scavarono tutti.
Trovarono sassi e fango, trovarono pietre e radici ad ostacolare il loro cammino però, non si arresero, continuarono a scavare perché, ormai, il sogno di Zolfo era diventato il sogno di tutti.
Passarono i mesi e la galleria era diventata così lunga che ci volevano due settimane per attraversarla tutta. I cinque amici erano affamati e senza forze, non sapevano cosa li attendeva alla fine del tunnel, non sapevano se ci sarebbe mai stata una fine…
Un giorno, poi, sentirono dei rumori mentre lavoravano e, un’improvvisa esplosione li investì e furono sommersi dall’acqua.
La galleria diventò un lungo corso d’acqua che li trascinava verso il punto di partenza.
Quando la forza della corrente trovò un’uscita, i cinque vennero sbalzati fuori, scivolando sul terreno bagnato.
Non potevano credere ai loro occhi!
Erano sporchi di fango e terra e, dalla galleria, continuava a sgorgare acqua.
Tutta la loro fatica e i loro sforzi non erano serviti a nulla!
Zolfo piangeva disperato, il tasso si asciugava il pelo nervosamente, il topo starnutiva e tossiva arrabbiato, la marmotta guardava impietrita la fontana che fuoriusciva dal terreno e il coniglio teneva le orecchie abbassate, piatte dietro la testa, sconvolto dagli eventi.
Per molti giorni rimasero ad osservare il corso d’acqua che scivolava giù, lungo la valle verso il lago e non sapevano cosa fare.
Quando l’onda rallentò il suo cammino, la talpa decise di scoprire da dove arrivava tutta quell’acqua. Chiese ai suoi amici se volevano accompagnarlo ma, il topo si era ammalato e non se la sentiva di uscire dalla tana e il coniglio aveva paura dell’acqua, così si avviarono in tre.
Più si avvicinavano al punto d’entrata dell’acqua e più si sentivano le zampe tremare.
Ad un tratto videro una luce accecante e corsero per scoprire cosa c’era fuori dalla galleria, nel punto dov’era avvenuta l’esplosione.
Quando emersero, tutt’intorno era fiorito e il sole splendeva più bello che mai.
Rimasero abbagliati da quello spettacolo e, senza rendersene conto, vennero circondati da un folto gruppo di animali.
C’erano scoiattoli, cervi, lombrichi, gabbiani, asini, gufi, lepri, e mille altre specie di animali.
Li accolsero allegramente, con canti e grida assordanti.
Qualche voce disse che avevano salvato il loro villaggio, costruendo quella galleria e che avevano liberato il campo dei fiori incantati dall’acqua dell’alluvione.
“C’è stata un’alluvione?”chiese la marmotta.
“Si”rispose una gallina “eravamo disperati! Il campo dei fiori incantati è molto importante per noi!”.
“I fiori incantati?”domandò la talpa.
“Quei fiori sono il nostro tesoro. Ci sono fiori che cantano, fiori che brillano anche al buio, fiori che emanano profumi intensi per decenni, fiori che, se strappati, fanno piovere e ci sono fiori che realizzano i desideri!”.
“Com’è possibile? Dei fiori che realizzano desideri?”esclamò sorpreso il tasso.
“Si, sono fiori molto speciali. Possiamo usarne solo uno all’anno e, la maggior parte delle volte, li utilizziamo per guarire i malati o per fare provviste per l’inverno.
L’inondazione rischiava di farli morire tutti! Grazie amici, ci avete salvati!”disse un koala avvicinandosi.
“Non riuscivamo ad uscire dalle nostre tane! L’acqua era troppo alta e anche le rane e i pesci non potevano aiutarci in alcun modo. Grazie, da parte di tutti noi!”disse, timidamente, una puzzola.
La marmotta andò a chiamare il topo e il coniglio e, i cinque scavatori furono festeggiati come veri eroi.

Il sogno della talpa si era realizzato. Zolfo era diventato, insieme e grazie ai suoi amici, molto famoso ed ammirato.
Non era mai stato tanto felice in vita sua e non aveva nemmeno usato i fiori magici, anzi, li aveva salvati!
Avevano fatto tutto con le loro sole forze e questa era la soddisfazione più grande.
I sogni possono diventare realtà, basta crederci!”

“E’proprio carina questa storia. Sono sicura che piacerà molto ad Haruka!”disse Kyoko sfiorando le pagine del libro.
“Kyoko…amore mio”le loro labbra si accarezzarono dolcemente, le mani di Yusaku incorniciarono il viso della donna che, con gli occhi chiusi, si abbandonava a quella tenerezza coinvolgente.

Un mese dopo, ricevettero una telefonata, era Mitaka.
“Ciao Godai. Volevo darvi la notizia prima che la possiate leggere dai giornali”.
“Cos’è successo?”
“Niente di grave, anzi. Fra qualche giorno darò l’annuncio del mio ritorno ai campi di tennis! So che diranno tutti che è stata solo una mossa pubblicitaria o qualche cattiveria del genere, ma non importa”
“Congratulazioni…ma…”
“So già cosa stai per dire…E’tutto a posto. Asuna aveva bisogno solo di un po’di tempo. Ci siamo parlati e ha capito quello che è successo e…mi ha detto che per i suoi figli vuole un padre felice, senza rimorsi e senza rimpianti.
Sa che il tennis è la mia passione e vedeva che, con il mio nuovo impiego nella ditta dello zio, non avevo le stesse soddisfazioni. La delusione iniziale che aveva manifestato con il silenzio si è trasformata in compassione e, poi, in comprensione.
Mi ama e me l’ha dimostrato concedendomi fiducia.
Sai Godai…anche io la amo e amo i miei figli. Le gemelle e il piccolo sono tutto per me…ma anche il tennis è importante. Avrei sacrificato tutto per loro, anche la mia carriera…ma Asuna non voleva che arrivassi a tanto…”
“Sono felice per te Shun. Venite a trovarci presto.”
“Contaci. Salutami Kyoko e Haruka”.
Yusaku capì che, in quel momento, Shun stava sorridendo e che i suoi denti brillavano come perle lucenti.
Il sole del tramonto infuocava i tetti delle case del quartiere.
Yusaku, seduto sul gradino davanti al portone, guardava Haruka giocare con Soichiro.
Kyoko uscì e disse che la cena era pronta.
Lui sapeva che avrebbero gustato i piatti preparati da Kyoko e che avrebbero fatto una passeggiata, tutti e tre, mano nella mano e, prima di andare a dormire, Haruka gli avrebbe chiesto, nel suo modo allegro e ruffiano, di leggerle la storia della talpa e del suo sogno.
Anche lui, da ragazzo, come la talpa Zolfo, aveva delle speranze e dei desideri…ma, quella realtà, era riuscita a superare anche il migliore dei suoi sogni.


Aggiungi ai preferiti (98) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 4965

  Lascia il primo commento!
Commenti RSS

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6
AkoComment © Copyright 2004 by Arthur Konze - www.mamboportal.com
All right reserved



 
< Prec.   Pros. >