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Lady Oscar
Il sogno della talpa (Maison Ikkoku) PDF Stampa E-mail
Scritto da Céline   
martedì 22 aprile 2003
Indice articolo
Il sogno della talpa (Maison Ikkoku)
Pagina 2

Titolo: Il sogno della talpa
Autore: Céline
Serie di provenienza: Maison Ikkoku
Genere: Shojo
Capitolo: [1di1 / conclusa]
Bollino: verde

Una leggera brezza sfiorava i rami e li faceva vibrare come scossi da un brivido.
Yusaku si lasciava accarezzare placido, mentre leggeva il giornale, seduto sulla panchina del parco.
La sera prima, i suoi amici inquilini della Maison, avevano organizzato una festa che, come al solito, era finita molto tardi.
Sentiva la testa pesante e gli occhi gli bruciavano. Lesse ancora qualche riga, poi, voltò pagina e, con sua grande sorpresa, vide la foto del suo “rivale”Shun Mitaka.

“Cosa ci fa qui il dongiovanni?”pensò mentre iniziava a scorrere l’articolo.
“Il giovane maestro di tennis…eccetera…ha deciso di prendersi una pausa. Non ha rilasciato dichiarazioni in merito ma il suo possibile ritiro ha sorpreso tutti, compresi gli organizzatori del torneo juniores…”
Yusaku non riuscì a capire, rilesse più volte l’articolo domandandosi se il suo “caro”amico non fosse impazzito.
Lasciò scivolare il giornale nella borsa a tracolla e si appoggiò allo schienale della panchina, incrociando le braccia al petto…
“Cosa avrà in mente?”percepì tutto il peso della stanchezza sulle spalle e si lasciò andare, chiudendo gli occhi.
Sentiva il profumo dell’erba appena tagliata, dolce e penetrante. Gli ricordava la prima volta che aveva abbracciato una ragazza; anche allora il prato era stato rasato da poco. Poi la vide, si chiamava Midori, indossava la divisa della loro vecchia scuola ed era minuta e solare, proprio come la ricordava.
Gli porgeva la cartella che lui aveva dimenticato in mensa. Si trovavano nel cortile del loro istituto e, intorno, non c’era nessuno.
Un mucchio di foglie era stato raccolto in un grande sacco che qualcuno aveva lasciato accanto alla quercia secolare.
Sentiva le loro voci, parlavano del prossimo esame, vedeva le sue mani nervose che cercavano di avvicinarsi alle spalle della ragazza.
Imbranato anche nei sogni!
Una nuvola passò veloce sulle loro teste e, mentre lui la inseguiva con lo sguardo, Midori si avvicinò, appoggiandosi al suo petto.
Le stava circondando la schiena con le braccia e la stringeva a sé. Voleva assaporare il ricordo di quel momento ma, come in un film, il paesaggio intorno si trasformava…Ora sentiva il vento soffiare più forte ed un velo di petali era scivolato sui loro piedi.
Il profumo dei capelli della ragazza era cambiato e anche i loro vestiti…Lui indossava un pigiama, aveva una gamba rotta e sentiva un calore profondo invadergli il cuore.
“Ehi! Godai!!! Sveglia!“la voce di Sakamoto lo riportò bruscamente alla realtà.
“Ciao “disse con voce malferma.
“Ciao volpe! Non puoi buttare via così le giornate di festa! Non dovevamo andare in cerca di un regalo? “
“Si, hai ragione. Andiamo.“
“Pensi che in due ore ce la faremo a trovare quello che ti serve? Sai, ho un altro appuntamento!“
“Non lo so. Non ho idea di cosa regalarle…“rispose Yusaku pensieroso.
Si avviarono verso i grandi magazzini parlando dell’articolo su Mitaka.
Dopo un’ora, non avevano ancora trovato niente e Sakamoto si stava innervosendo.
“Sei sempre il solito indeciso! Guarda questa cornice: è bellissima! Ci metti dentro una vostra foto! Comprala!“
“Piantala! Non è adatta, non mi piace. Lasciami in pace.“
“Allora arrangiati!“rispose Sakamoto “me ne vado visto che non mi vuoi ascoltare!“
“Ci vediamo stasera al ChaChaMaru? “
“Non lo so. Forse Hitomi ha altri programmi“sventolò la mano in segno di saluto e gli voltò le spalle.
Hitomi era la sua nuova ragazza, più giovane di lui e molto vivace. Sembrava che ne fosse innamorato sul serio, questa volta.
Yusaku restò solo fra gli scaffali, guardandosi intorno. Cercava qualcosa che potesse attirare la sua attenzione ma, quel qualcosa, sembrava avere tutta l’intenzione di non farsi vedere troppo facilmente. Era tutto così colorato e luccicante che per un attimo gli girò la testa. Gli sembrava che ogni articolo si ripetesse mille volte, sempre uguale e sempre inutile.
Decise di uscire all’aria aperta. Lì dentro non c’era niente di adatto alla persona cui era destinato il regalo. Perché, quella persona, era veramente speciale per lui.
Camminava lento, guardando con attenzione le vetrine sulla strada, poi, davanti ad un negozio di articoli sportivi, vide Mitaka.
Stava osservando con sguardo cupo una serie di racchette esposte all’intero del negozio.
La fronte era aggrottata, segnata da una ruga verticale, sembrava assorto in pensieri angoscianti.
“Buongiorno “
Il maestro di tennis si voltò di scatto verso di lui e lo guardò come se lo avesse investito una scarica elettrica
“Aahh…sei tu Godai. Ciao “
“Stai bene? Sembri molto stanco. Ho saputo del tuo ritiro…”
“Lascia perdere. Non sono affari tuoi. “
“Ma cosa ti prende?“si avvicinò con cautela “Non ti pare di esagerare? “
“Cosa ne vuoi sapere tu? Ti ho detto di non insistere!”gli occhi tornarono ancora per un momento alle racchette in vetrina.
“Cosa ti sta succedendo? Perché vuoi ritirarti dal tennis, dal tuo lavoro?“gli chiese nuovamente Yusaku
“Ti ripeto che non voglio parlarne, quindi, lasciami stare. “
Decise di non fargli più domande, si salutarono con lieve imbarazzo e si allontanarono in direzioni opposte.
Guardando il marciapiede, Yusaku pensava a quella breve conversazione e non riusciva a trovare un senso per quella decisione improvvisa.
Proseguì la sua passeggiata cercando ancora in un paio di negozi, poi, rassegnato, entrò in una caffetteria.
Ordinò un caffè e restò per qualche momento assorto nei suoi pensieri. La cameriera gli servì la bevanda e, mentre pagava il conto, sentì che qualcuno alle sue spalle faceva il nome di Shun Mitaka.
Era una voce femminile, che parlava velocemente, ma quasi sussurrando.
“Sai, ho parlato con la nuova insegnante d’inglese, Catherine. Mi ha raccontato il motivo per cui quel bel maestro di tennis ha deciso di ritirarsi. Sembra che sia per colpa sua. Dice che è sempre stato molto gentile, fin dall’inizio della loro storia e, forse si è illusa che potesse fare sul serio con lei. Invece, si è tirato indietro appena lei si è dichiarata!”–un’altra voce la interruppe –“Eppure è così bello! Pieno di risorse. E’vero che quando stavano insieme parlavano in inglese?”
“Si, è così”–riprese la prima voce –“sembra che lui abbia trascorso sei mesi in Inghilterra da giovane. Per farla breve, si sono frequentati per diverso tempo ma, come dicevo prima, la storia non è a lieto fine. Lui ha confessato di essere innamorato di un’altra e le ha chiesto di non cercarlo più, di non farsi più vedere. Ci fu una lite furiosa. Catherine non voleva lasciarlo e minacciò il suicidio. Mitaka ne fu scosso al punto che decise di stare con lei quella notte, per non lasciarla sola. Quindi potete immaginare cos’è successo quella notte!…Però, il giorno dopo…”- un tuono improvviso coprì le parole della donna e subito cominciò a piovere.
Una pioggia leggera e insistente iniziò a cadere sui passanti.
Le tre donne sedute dietro di lui si alzarono e Godai le vide uscire dal locale cercando di coprirsi la testa con dei giornali.
Erano giovani, le vedeva parlare mentre si allontanavano, attraversavano la strada e sparivano dietro l’angolo di un palazzo.
Restò ancora qualche minuto seduto al tavolino, cercando di non pensare a nulla ma, le parole di quella donna gli risuonavano nella testa con insistenza.
Cosa poteva aver spinto Mitaka a comportarsi in quel modo?
Era troppo strano, anche per uno come lui.
A parte tutti i dissapori e le rivalità, voleva aiutarlo in qualche modo. Uscì dal bar e si avviò correndo, per non bagnarsi troppo, verso la fermata della metropolitana.
Dopo venti minuti trascorsi in piedi fra studenti, anziani e impiegati che facevano il suo stesso tragitto e affollavano il vagone, scese e respirò a fondo.
Si sistemò la borsa a tracolla e salì le scale. Uscendo dalla stazione notò che aveva smesso di piovere, il cielo si stava già aprendo, le nuvole nere lasciavano il posto ad un sole pallido.
La bancarella dei dolci sulla strada era molto invitante e pensò di comprare una torta ma, in quel momento, vide Kyoko ferma in un angolo, con una busta della spesa fra le braccia.
Fece un passo per chiamarla, poi vide che stava parlando con qualcuno. Era un uomo, nascosto dietro un lampione e, dalla sua posizione, non riusciva a vederlo bene.
Curioso e sorpreso si avvicinò. Li vedeva parlare, l’uomo rimaneva nascosto il più possibile e sembrava molto agitato.
Kyoko aveva un’espressione attenta, ma il suo profilo lasciava trasparire una vena d’ansia.
Yusaku rimase immobile per un tempo che non riuscì a stabilire; potevano essere secondi, come anche ore intere. La rabbia e la gelosia, poi, gli scatenarono una reazione inaspettata.
Si mise a correre verso di loro fissando l’attenzione soprattutto su quell’uomo, quella figura misteriosa che aveva avuto il coraggio di appartarsi con la “sua”Kyoko!
Era arrivato a pochi metri dalla coppia quando la luce del sole gli rivelò l’identità di quella persona.
Era Mitaka.
“Godai?!”–disse lui con voce tremante –“cosa ci fai qui? Non eri in città? “
“Sono io che te lo chiedo! Cosa vuoi da Kyoko? Perché ti nascondi? “
Guardò poi la sua amata rendendosi conto, in quel momento, che stava commettendo il suo solito errore. Non aveva nessun diritto di dubitare di lei.
“Ciao. Sei tornato presto”disse lei sorridendo.
“Sono qui per parlare con Kyoko di una questione personale. Quindi, per favore, lasciaci soli”intervenne Mitaka.
“Le vuoi parlare di quella donna inglese? Di quella Catherine, non è vero?”disse Yusaku avvicinandosi.
“Cosa ne sai tu? Come fai a…”
“Le voci corrono in fretta. Soprattutto quando si tratta di un personaggio come te”
“Se le cose stanno così, credo di non avere più speranze per ristabilire la mia reputazione…”
“Non dire così! Vedrai che riuscirai a chiarire tutto!”disse Kyoko.
Yusaku ebbe un riassunto di tutta la storia.
Scoprì che Shun aveva frequentato quella donna per qualche tempo, in modo platonico, ci teneva a precisare. Una sera, mentre la riaccompagnava a casa, lei gli aveva confessato di essersi innamorata e di non poter vivere senza di lui.
Il fascino raffinato e sensuale della donna aveva rapito il bel maestro, che si era abbandonato ad un bacio passionale. Ma non era arrivato oltre.
Voleva sottolineare che non si era comportato in maniera compromettente, anzi, aveva chiarito subito di non poter continuare a frequentarla.
Era stato esplicito, forse troppo, le aveva confessato di essere innamorato di un’altra persona.
A quella dichiarazione, Catherine era scoppiata in lacrime, dicendo che nulla poteva cambiare quello che provava e che si era illusa che lui fosse una persona onesta.
Quella notte era rimasto con lei perché era così disperata che non aveva avuto il coraggio di abbandonarla.
Non aveva minacciato il suicidio, come avevano detto le donne al bar, però lui, forse per il senso di colpa, non la lasciò sola.
I tre decisero di continuare la conversazione sulla strada verso casa.
Yusaku aveva tolto dalle braccia di Kyoko il peso del sacchetto e, intanto, ascoltava la confessione di Mitaka.
Ammetteva di essere attratto da quella donna così diversa dalle altre, così affascinante ma allo stesso tempo fragile e sensibile.
L’aveva vista, per la prima volta, nella piscina del club polisportivo che frequentava nel fine settimana.
Nuotava nella corsia centrale ed aveva il viso acceso dallo sforzo. Le sue labbra e i suoi occhi grandi e celesti non potevano passare inosservati. Quando la vide uscire dall’acqua, rimase paralizzato da tanta bellezza.
Si tolse la cuffia e liberò i lunghi capelli biondi; lui la seguì con lo sguardo, incantato, finché non sparì dietro la porta dello spogliatoio femminile.
Sentiva il forte impulso di conoscerla, voleva parlarle, sentire il profumo della sua pelle, sapere chi era e da dove veniva.
Mentre descriveva questi suoi desideri, guardava un merlo che saltellava fra le foglie, sul ciglio della strada e cercava di non sembrare imbarazzato. Senza, peraltro, riuscirci.
Mitaka continuò con il suo racconto svelando che, quando uscì dal club, vide la giovane straniera che cercava qualcosa nella borsa.
Le aveva chiesto se avesse bisogno di aiuto e lei, in un giapponese stentato, gli aveva risposto che non trovava le chiavi dell’auto.
Cercarono insieme ma senza fortuna, così, le offrì un passaggio per tornare a casa e prendere le chiavi di riserva.
In quel momento, nacque la loro amicizia.
Si incontravano al club sportivo nei week end e, molto spesso, uscivano insieme durante la settimana.
Ammetteva di aver sbagliato. Ammetteva di essersi lasciato trasportare dalla curiosità e dalla novità però non voleva in alcun modo illuderla. Voleva soltanto conoscerla e stare in sua compagnia e, quando si era reso conto dei sentimenti che la donna nutriva per lui, era troppo tardi per tornare indietro.
Era una donna intelligente e colta e aveva già molti amici, anche se viveva da poco in Giappone. Emanava un’aura di fascino ed eleganza a cui lui non aveva saputo resistere.
Ora si pentiva di non essere stato più cauto. La sua impulsività gli stava costando molto più di quanto aveva immaginato.
Si struggeva al pensiero di aver fatto soffrire una donna tanto eccezionale e si rimproverava di essersi comportato come un ragazzino idiota.



 
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