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Lady Oscar
Il Ritorno di Lady Oscar PDF Stampa E-mail
Scritto da Tomoyo   
martedì 03 febbraio 2004
Indice articolo
Il Ritorno di Lady Oscar
Pagina 2
Titolo: Il Ritorno di Lady Oscar
Autore: Tomoyo
Serie di provenienza: Lady Oscar
Genere: Shojo
Capitolo: [1di2 / conclusa]
Bollino: rosso

Attenzione! Per i contenuti presenti è consigliabile la lettura di questa fiction esclusivamente ad un pubblico adulto.

Capitolo 1

Dal diario di Oscar François de Jarjaies:

“Quella notte… oh, quella notte per me fu come toccare il cielo con un dito, provare il nettare e l’ambrosia …non fu solo amore, ma qualcosa di più… fu come se le nostre anime, la mia e quella di Andrè si fossero unite e mescolate, per poi dividersi e lasciare qualcosa dell’ uno nell’altra. Non saprei neanche io come descriverlo.

 

Quella sera eravamo bloccati sulla riva destra della senna, i contadini avevano visto la mia uniforme e quella di Andrè e stavano per linciarci. Il ponte era stato preso e non potevamo passare di lì, dietro di noi c’erano altre persone armate di fucili e qualche altro attrezzo raccapezzato alla bell’ e meglio, non potevo di certo sparare, erano sempre dei civili. Abbiamo attraversato il fiume a nuoto, con i cavalli; Andrè è stato ferito per proteggermi. Alcuni contadini avevano dei fucili, ed è stata una fortuna che non sapessero sparare, perché il proiettile l’ ha mancato di poco. Ci siamo rifugiati in una radura nel bosco, vicino ad un laghetto.
Ho cercato di curare Andrè, lì.
Mentre gli stavo fasciando il braccio con una striscia della mia camicia, mi ha colto alla sprovvista, mi ha preso per la vita e mi ha baciato. Poi mi ha stretto forte forte a sé. È stata una sorpresa oltre che un risveglio dei miei sentimenti:
“ ti amo Oscar!” ha sussurrato “Dio quanto ti amo! Non lo puoi neanche lontanamente immaginare.. Non sai quanto ho sofferto quando ti eri invaghita del conte Fersen! E non puoi neanche immaginare come mi senta adesso in questo periodo di tumulti.. l’idea di perderti da un momento all’altro è insopportabile,Oscar… non potrei mai vivere senza di te… non credo che lo sopporterei… sai che ti amo da sempre…dimmi che mi ami Oscar… ti prego, dimmi che mi ami anche tu!”
Il suo tono era quasi implorante, ma quel mio “si” era sfuggito dalle mie labbra con una naturalezza che aveva dello straordinario, ebbi appena il tempo per rendermi conto quanto lo amassi anch’io perché dopo quel fugace - si- lo baciai con una tale passione e voglia di lui che io stessa me ne spaventai.
Ci guardammo negli occhi, non ci furono parole, e a dire la verità ero terrorizzata da ciò che doveva accadere, per me era la prima volta, mi chiedevo se sarei stata all’altezza… avevo mille dubbi…
“Sì, lo vorrei tanto ma io… non so… sii dolce, ti prego…” dissi, infine
“ Mi ami Oscar?” mi chiese
“ Sì Andrè… e non me n’ero mai accorta..”
“Allora non preoccuparti andrà tutto bene…”
Ci siamo stesi sull’erba morbida e profumata,e mentre mi baciava, mi ha tolto la giacca e la camicia, ed io ho fatto lo stesso. Siamo rimasti entrambi a guardare i nostri corpi nudi nelle ultime luci del giorno… Andrè assomigliava ad una di quelle statue greche che erano raffigurate sui libri che un tempo mi piaceva leggere, ed io mi sentivo proprio come una ninfa tra le sue forti mani … ormai non esisteva più il tempo, né lo spazio, non esisteva più niente, solo noi …solo noi due...
Quel momento in cui ci siamo guardati, nudi, è stato un attimo, ma, credo, che ad entrambi sia sembrata un’eternità;
A dire la verità non mi sarei mai aspettata di meravigliarmi di quel corpo spigoloso dinanzi a me, ero pur sempre vissuta in mezzo agli uomini, e considerata tale per la maggior parte della mia vita, ma lo guardai con interesse.
Ha continuato a baciarmi, dapprima sul collo, sul seno e poi sempre più giù, mi carezzava le gambe ed io stretta a lui sentivo la sua schiena forte e protettiva sotto le mie mani, e pensavo “ è mio, quest’uomo forte e che mi ama così tanto, è solo mio…” fu una scoperta meravigliosa…
Intanto Andrè continuava a baciarmi ed a sussurrarmi che mi amava quando arrivò al cespuglietto biondo del mio sesso emisi un gemito di piacere, ero bramosa, avevo un disperato bisogno di lui, lo desideravo da impazzire… finalmente entrò dentro me, non sentii dolore come credevo, ma solo un’infinita felicità e la mia voglia crebbe fino a farmi spavento… cominciò a muoversi dentro me e sentii anche il mio grembo accogliere il suo seme con una nitidezza disarmante…in quel momento le nostre anime divennero una sola. Dopo credo che dopo ci addormentammo entrambi.
Quando mi svegliai Andrè mi teneva dolcemente tra le braccia e aveva utilizzato il mantello come coperta. Eravamo ancora entrambi nudi ed io avevo un languido indolenzimento tra le gambe che non mi dispiaceva affatto. Accanto a me giaceva l’uomo che aveva sacrificato la sua vista per me… l’uomo che per vent’anni mi aveva amato e che si era accontentato solo di starmi vicino… lo baciai con dolcezza e si svegliò.
“ Come stai?” mi chiese
“ Bene. Non preoccuparti.”
“ Anch’io”
“ Non credi che dovremmo tornare al campo? Gli uomini ci staranno aspettando ed è già quasi l’alba.”
“Sì, credo che tu abbia ragione, ma vorrei che questo momento non finisse mai…però dobbiamo andare. Vieni rivestiamoci.”
Ci rivestimmo una davanti all’altro contemplando i nostri corpi. Quando fummo pronti ci incamminammo verso Parigi.

Avevo deciso: avrei aiutato il popolo. Era mio dovere. Anche se sono una donna ero stata educata non come una gentildonna, ma come un soldato ed un gentiluomo. La mia coscienza non mi avrebbe permesso di fare diversamente; e poi adesso avevo conosciuto l’amore e se il vecchio regime fosse scomparso io ed Andrè avremmo potuto vivere insieme, senza badare alle sciocche apparenze… saremmo stati felici, forse. L’ unica cosa che mi rendeva triste era che mio padre non lo avrebbe accettato. Farei qualunque cosa per lui, lo sa bene, come del resto sa bene in quale misura Andrè mi ama. Ho cercato di renderlo fiero di me per tutta la vita, che forse non mi merito un po’ di felicità anch’io? Ho sacrificato il mio essere donna, ho rinnegato me stessa per lui, ma adesso chiedermi di rinnegare questo amore, sarebbe come ordinarmi di morire, anzi credo che la morte sarebbe poca cosa a confronto.
In breve arrivammo a Parigi e comunicai ai miei uomini che da allora in poi io avrei combattuto con il popolo e per il popolo. Lasciai loro libertà di scelta, potevano rimanere al mio fianco o lasciarmi e denunciarmi. Rimasero tutti con me, ne fui orgogliosa.

Dovevamo prendere il ponte, un soldato si è accorto di noi ed ha sparato…Andrè… per proteggermi è morto… è morto proprio tra le mie braccia…l’ ho ucciso io stessa, quel soldato! Se solo quel gesto fosse servito per portare in vita Andrè! Ne avrei uccisi a migliaia di soldati! Prima di morire mi ha detto
“ Oscar, non ti vedo più! Che il sole si è oscurato tutto di un tratto? Oscar sento che sto per morire…no, non piangere! Vivi, combatti e spera anche per me… ti amerò per sempre…”
ero a dir poco sconvolta! Non potevo credere che fosse successo, si, sapevo che c’era la possibilità di prendersi una pallottola nel petto, ma non avrei mai pensato che potesse accadere a lui, a noi…piansi come una bambina…non lo avevo mai fatto prima…piansi fino ad esaurire le lacrime…
Da quel giorno mi buttai in ogni mischia, in ogni battaglia, quasi con spirito suicida… volevo morire era questa la verità… anche quel quattordici luglio alla Bastiglia, sapevo perfettamente che la mia uniforme avrebbe attirato su di me il fuoco nemico,i miei capelli biondi erano un’ ottimo bersaglio eppure mi misi in bellavista come per dire “ eccomi, sono qui, uccidetemi pure! Mi farete solo un favore!!” fui colpita. Non sentii dolore, solo un gran calore al petto.
Caddi a terra e persi i sensi; intorno a me si raggrupparono molte persone… ricordo di aver detto
“ i cannoni… non sento più i cannoni … continuate a sparare…”
dopo ci fu solo l’ oblio…
a dire la verità la morte non mi era nuova, da tempo il medico mi disse che ero malata. Non che non potessi guarire, ma per farlo dovevo condurre una vita più tranquilla. Una vita tranquilla!! No, Oscar François de Jarjayes non avrebbe mai potuto lasciare che il fiume travolgente della vita le passasse accanto senza nemmeno lambirla. Per me non sarebbe stata vita. La verità era una sola. Volevo morire.
In quei momenti di tenebra ho rivissuto tutta la mia vita. Ho rincontrato il re Luigi xv, Maria Antonietta, una bambina sola e sperduta in un mondo che le era tanto ostile, il delfino, un ragazzo troppo fragile e timido per regnare, e la contessa Du Barri, persino. Poi tutti i ricordi si sono sbiaditi, sfumati. Tutte quelle immagini piene d’ angoscia e di dolore erano nel mio pensiero destinate a scomparire, come se non fossero mai esistite…
Mi svegliai alcuni giorni dopo in una casetta appena fuori dalla città, rammento una fitta al ventre mentre cercavo di alzarmi e la voce di una donna che diceva
“ no, madamigella non vi dovete muovere nello stato in cui siete…” poi di nuovo l’ oblio.
Quando ripresi i sensi, alcune ore dopo, scoprii che la donna anziana che mi era accanto si chiamava Marie e che, cercando tra i caduti il corpo di suo figlio mi aveva trovato ancora viva e si era presa cura di me.

“ finalmente! Come vi sentite figlia mia?”
a dire la verità mi sentivo discretamente. Debole come un gattino ma ero viva.
Devo averla guardata in modo strano, perché ha aggiunto
“mi comprendete cara? Capite la mia lingua? Siete francese giusto? Qual è il vostro nome?”
“ non lo so…non lo ricordo” risposi
Come potevo non ricordare un particolare così insignificante ed al contempo importantissimo?

Qualche tempo dopo, Marie decise di ritornare in Piccardia, il suo paese natale,ed io la seguii. In fondo le dovevo la vita, la cosa più preziosa, anche se non sapevo bene che farne. Fu là che scoprii.. che scoprii di essere incinta. Marie mi aveva fatto visitare da un dottore, quando arrivammo nel suo paese, per vedere se le mie condizioni erano migliorate o meno. Erano passati all’ incirca due mesi dalla conclusione dei tumulti a Parigi ed io mi sentivo strana; a volte mi mancavano le forze, il mio angelo custode era preoccupato. La notizia mi colpì come uno schiaffone, se non ricordavo niente del mio passato, come potevo ricordarmi chi era il padre?
Riuscii solo a dire “ devo averlo amato molto… peccato che non mi ricordi neanche il suo volto…”

Ero un tipo molto taciturno, a volte rimanevo giornate intere senza parlare; Marie si preoccupava, ma io, semplicemente, non avevo nulla da dire. L’ unica cosa che non mancavo mai di fare era passeggiare. Passeggiavo per ore, percorrevo distanze contenute, dovevo pur tenere conto del mio stato, ma generalmente mi recavo sempre in un unico luogo, vicino al fiume. Quel luogo mi ricordava qualcosa d’importante.. ma non riuscivo a ricordare cosa. Mi sedevo sulla riva e mi sforzavo di ricordare, ma per quanto mi struggessi non riuscivo proprio a ricordare alcunché. Nella mia mente c’era un vuoto…Marie mi ripeteva in continuazione che forse con la nascita del bambino, avrei recuperato la memoria… speravo ardentemente che avesse ragione.
Passò del tempo e la mia gravidanza procedeva molto bene ed era quasi al termine.
Alle volte Marie mi sorprendeva in atteggiamenti non consoni al popolo ed anche quando parlavo si notava un certo grado d’istruzione, Marie non si stancava di ripetermi che forse ero una principessa in incognito, e che forse un giorno, sarebbe venuto un principe a riprendermi… “forse… chissà…” rispondevo. Sinceramente non credevo che fosse possibile una cosa dl genere, ma Marie era una persona semplice, credeva in Dio ed onorava il re, suo rappresentante in terra, e poi mi aveva salvato la vita, anzi ci aveva salvato. Non dovevo dimenticarmi che in me c’era un’altra vita. Mai. Non me la sentivo di disilluderla, anche se dubito fortemente che ci credesse lei stessa.

Un giorno arrivò Marie con una notizia scioccante, i sovrani erano scappati, erano fuggiti da Parigi con l’ aiuto del conte Hans Axel von Fersen, l’ amante della regina, il tentativo fallì perché furono riconosciuti alla frontiera orientale, cercavano di raggiungere l’ Austria; Fersen… mi dovetti appoggiare al tavolo per non cadere… improvvisamente tutto ciò che aveva dimenticato mi ritornò alla memoria: mio padre, mia madre, la regina, il conte e Andrè… Andrè…
Per due giorni ebbi una febbre altissima, Marie temeva sia per me che per il bambino, anche se era quasi giunto il tempo che nascesse, i terzo giorno infatti partorii.
Il dolore fu atroce, fu quasi come morire, ma quando ebbi quella creatura tra le braccia..
pensai “ mio figlio… il figlio di Andrè…” , fu come rinascere. Era un maschietto e lo chiamai “ Andrè Philippe de Jarjayes”, non m’ importava molto che il nome fosse pomposo… m’ importava solo che portasse il nome di chi avevo tanto amato….
Andrè cresceva sano e forte, aveva una fame pressoché insaziabile, era incredibile quanto mangiasse, ma non era altrettanto incredibile che io, Oscar abbia messo al mondo un bambino come tutte le donne?! Non è incredibile, questo? Avevo sempre creduto che la gioia della maternità mi sarebbe sempre stata negata, avevo sempre creduto che badare ai figli fosse, per le donne un lavoro troppo limitato, che non gli permetteva di esprimersi secondo le capacità di ognuna. Non è giusto che debbano solo stare in casa, accudire i figli e per giunta lavorare essendo considerate delle inferiori! Senza neanche accorgermene ho usato il termine “debbano” , credo di non essermi mai considerata una donna, neanche ora che ho un figlio. Un figlio! Sono stata cieca, cieca e sorda! Non mi sono mai accorta che l’ avversione che provavo nei confronti di accudire i figli era dettata soltanto dal fatto che ero consapevole che non ne avrei mai avuti, ma ora…
Alle volte mi capita di svegliarmi nel cuore della notte, con la paura che ciò che sto vivendo adesso è solo un sogno, nient’ altro che un frutto della mia immaginazione, che Andrè non sia reale, che sia solo un bel sogno… così mi alzo dal letto con sempre indosso una camicia da notte che mi ha regalato Marie ( come sono ingombranti i vestiti femminili! Non vedo l’ ora di rimettere i miei più pratici… ma Andrè mi ha ingrossato la figura, quindi per il momento mi devo adattare!), e vado vicino alla culla di Andrè, ai piedi del mio letto e sento il suo cuoricino battere, sento il suo corpo pieno di vita… poi piango in silenzio. Esco dall’ uscio e piango. Oh Andrè! Perché adesso non sei qui con me ? perché ora non mi abbracci, non mi baci..
Lo rivedo solo nei sogni, ogni notte. Ormai non vivo d’ altro che di ricordi e di quel poco che mi resta del presente.



 
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