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Madamoiselle Anne PDF Stampa E-mail
Scritto da Tomoyo   
giovedì 18 marzo 2004
Indice articolo
Madamoiselle Anne
Pagina 2
Titolo: Madamoiselle Anne
Autore: Tomoyo
Serie di provenienza: Madamoiselle Anne
Genere: Shojo
Capitolo: [1di2 / conclusa]
Bollino: verde

Capitolo 1
Era una splendida mattina d’autunno, ed essendo domenica non c’era scuola. Anne era veramente felice. Si era alzata molto presto ed era andata a fare compere, infatti il povero Ushigoro era distrutto per aver corso senza sosta per tutta la città, ma alla fine era riuscita a trovare ciò che cercava. Era uscita con l’intenzione di comprare gli ingredienti per cucinare qualcosa di buono per cena a Shinobu ed ai suoi nonni.

Nel primo pomeriggio iniziò a cucinare, perché voleva fare una torta e delle focacce. Poi voleva preparare tutto per tempo, in modo da dover poi solo scaldare le vivande. Impastò la torta, la farcì e l’infornò. Preparò le focacce, e si stava accingendo a preparare il primo, quando s’accorse che mancava il vino. Si avviò correndo verso la cantina, quando incrociò Shinobu nel corridoio. La domenica non andava in caserma e quel giorno era restato tutto il giorno in casa. Era uscito un po’ solo dopo pranzo.
- Hei, Anne! Dove stai andando così di fretta?
- In cantina…- ripose lei senza neanche fermarsi.
“Che furia!” pensò lui ridendo. Era ancora giorno e le giornate erano ancora tiepide, quindi Shinobu decise di andare fuori, sul porticato a leggere un po’. Aveva trovato un libro molto bello e voleva cercare di finirlo quel giorno.

Il sole stava tramontando e la luce era così fioca che a stento si riuscivano a distinguere le parole. Shinobu si rese conto solo allora che era quasi ora di cena. Entrò in casa e controllò l’orologio. Erano quasi le otto. Aveva passato tutto il pomeriggio a leggere, ma aveva finito quel libro. Ne era contento, perché gli era piaciuto molto.
Verso le otto ed un quarto si recò nella sala da pranzo.
- Scusate il ritardo!- esordì lui.
- Non preoccuparti caro, neanche Anne è arrivata. Signorina Kisaragi, sapete dov’è, adesso? – chiese la nonna alla governante
- No madame, non so proprio dove sia. Quella ragazza mi fa disperare! Aveva detto che doveva preparare lei la cena, ma la cucina è vuota. Anzi, il cuoco si scusa con voi, ma la cena verrà servita un po’ in ritardo. Ha trovato la cucina chiusa a chiave e non riusciva a trovare quella di riserva.
- Che le sarà successo? – si chiese la nonna visibilmente preoccupata. – non è da lei ritardare a cena. Shinobu, caro, ti prego và a cercarla, per favore.
- Sì nonna, vado con piacere. – rispose quest’ultimo.
Shinobu controllò la sua stanza, la cucina, andò anche in giardino, ma di lei, nessuna traccia. Temendo che fosse scappata un’altra volta, cercò Ranmaru, che si era fatto passare per una ragazza, e che si era fatto assumere dalla famiglia Ljuin come cameriera personale di Anne. Si faceva chiamare Ranko. Ma neanche lui sapeva qualcosa
- Sono stata indaffarata tutto il giorno, signorino. Non vedo Anne da stamani.
Shinobu era sempre impressionato da come Ranmaru si era calato nella parte che recitava.
Cercò di ricordarsi se aveva visto Anne, e dove potesse essere andata. Ad un tratto si ricordò del loro fugace incontro del pomeriggio e di lei che diceva correndo “…in cantina!!…” . sentì il cuore stringersi in petto e la sensazione agghiacciante che le fosse capitato qualcosa lo pervase.
- Fa che stia bene! – pregò in silenzio, mentre correva in cantina.
Prese una candela quasi al volo e si precipitò per le scale, stando bene attento al quart’ultimo gradino, reso scivoloso dall’umidità. Alla fine delle scale la vide. Era distesa per terra, priva di sensi. Evidentemente era scivolata, doveva aver sceso le scale con la furia di sempre. Per la prima volta in vita sua, Shinobu aveva paura. Paura che fosse morta.
Avrebbe dovuto avvertirla del pericolo. Avrebbe dovuto accompagnarla. E, invece, aveva preferito leggere… Le si avvicinò e le fece un po’ di luce con la candela. Respirava ancora. Tirò un sospiro di sollievo. Le tocco il viso, era gelato. Aveva un taglio sulla fronte ma era piccolo ed aveva smesso di sanguinare. Ciò che lo preoccupava di più era la sua temperatura corporea. Le toccò la fronte, le mani, le caviglie, purtroppo non era stata solo un’impressione, era gelata. Aveva passato quasi cinque ore, svenuta ed al freddo, e se non si riscaldava in fretta, sarebbe morta assiderata, non per la caduta. Ad un tratto tutto gli diventò più chiaro. Sapeva cosa doveva fare, in fondo era un soldato.
La prese saldamente fra le braccia e si diresse a passo fermo fuori dalla cantina, poi andò verso il salone.
- Signorina Kisaragi! – esordì con un tono che non ammetteva repliche – prepari il bagno, ma prima prenda una coperta e me la porti- quindi adagiò con estrema delicatezza Anne sul divano e le mise la coperta addosso.
- Riscaldi la stanza di Anne, le prepari una camicia da notte pulita e la vestaglia, con tutto il necessario. Ranko! Vieni qui presto! –
Erano passati solo pochi minuti quando Ranmaru si presentò. Vide Anne distesa sul divano inerte e si spaventò.
- Anne! – esclamò infatti con voce strozzata – cos’è successo? – chiese poi
- Và con Ushigoro dal dottore e portalo qui in fretta, Ranko. Fa presto. – poi rivolgendosi alla governante chiese – il bagno è pronto?
- Quale bagno? – chiese Ranmaru guardando Shinobu.
- Anne è molto fredda, ha bisogno di essere riscaldata ed in fretta, anche. – spiegò lui.
- A questo proposito, signorino…- s’intromise la signorina Kisaragi – dovrebbe essere Ranko a fare il bagno a madamoiselle Anne…
- Io?!?…- rispose Ranmaru imbarazzatissimo
- No. – rispose seccamente Shinobu. – io non la lascio.
- Ma… signorino… le proibisco anche solo di pensare una cosa del genere!! È sconveniente ed oltretutto oltraggioso!-
Shinobu distolse lo sguardo da viso di Anne e lo piantò dritto negli occhi la vecchia governante. Aveva dipinto sul volto tutta la determinazione di un soldato e tutto l’amore e la disperazione di un uomo innamorato.
- Ho detto che io non la lascio più. Ranko, va a chiamare il dottore. Adesso!
- Va bene. Andrò immediatamente. –
Per un attimo i loro sguardi s’incrociarono. Ranmaru adesso sapeva di aver perso, perché adesso sapeva quanto Shinobu amasse Anne.
- Grazie…- mormorò lui. – è pronto questo bagno, signorina Kisaragi? – riprese poi con un tono più aspro.
- Sì, signorino. È pronto. Ma sappia che disapprovo fermamente ciò che sta per fare.
- Ne prendo atto, ma io non lascerò Anne. Né ora, né mai. – detto ciò la prese in braccio, ancora avvolta nella coperta, e si diresse verso il bagno.


Aprì la porta con non poche difficoltà, e, appena dentro il bagno la richiuse con un piccolo calcio. Appoggiò Anne sul tavolato e si spogliò. Mise i vestiti nel cesto e si coprì il pube con una salvietta. Tolse la coperta ad Anne, la piegò e la ripose su di un ripiano. Anne ebbe un brivido.
- Sta’ tranquilla, amore mio. Tra poco ti riscalderai. – le sussurrò lui lievemente.
Detto ciò la svestì e ripose i suoi vestiti nel cesto. Prese una salvietta più grande con cui avvolse la ragazza, e con delicatezza la portò nel bagno. Quando aprì la porta intermedia, ne uscì una nuvola di vapore acqueo, il profumo del legno gli riempì i polmoni e ciò gli fece riprendere fiducia in se stesso; la speranza che Anne guarisse in fretta riprese vigore.
Chiuse la porta alle sue spalle e posò Anne su di uno sgabello basso, cingendole la vita per impedirle di cadere. Per alcuni minuti rimasero così, abbracciati e immobili. Shinobu non poteva bagnarla subito con l’acqua calda, o ne avrebbe ricavato più un danno che un beneficio, quindi si riscaldarono con il vapore che c’era nella stanza. Poi cominciò a massaggiarle il corpo. Doveva riattivare le circolazione.Per un po’ Anne non smise di tremare come una foglia ed a Shinobu piangeva il cuore.
- Anne…Anne, non aver paura, ci sono io con te… tra un po’ sarà tutto finito amore mio!-
Intanto cercava di riscaldarla come più poteva, anche col suo corpo. Quando smise di tremare si accinse a lavarla. Si inginocchiò dietro di lei e le tolse la salvietta, che ripose in un angolo. La bagnò e le lavò tutto il corpo, frizionando in particolar modo le gambe e le braccia, sussurrandole sempre parole d’amore dolci e gentili. Quando ebbe finito, la sollevò e la depose nella vasca piena d’acqua calda e la dispose in modo che non potesse scivolare. Fatto ciò lavò se stesso con molta cura e velocità, si sciacquò e s’immerse anch’egli nella vasca.
Si sistemò comodamente e l’avvicinò a sé, adagiando la schiena di Anne sul suo torace e bloccandole le sue gambe con le proprie, sempre, però, facendo attenzione a non farle male. Poi le cinse la vita con le braccia e le fece appoggiare la testa sulla propria spalla.
- Adesso ti riscalderai in fretta, amore mio. E guarirai presto. – mormorò Shinobu.
Se il respiro di Anne era prima affannoso ed irregolare, dopo pochi minuti era diventato normale e sembrava che stesse solo sognando.
- …. Shinobu …..- mormorò lei
- sono qui amore, sono accanto a te. – le rispose prontamente.

Nel frattempo la signorina Kisaragi era andata a controllare che fosse stata accesa una stufa nella camera di Anne ed andò anche a prendere dei vestiti puliti per entrambi, una camicia da notte e la vestaglia per Anne ed un paio di calzoni ed una casacca per il signorino.
Non approvava ancora ciò che stava succedendo, il signorino Ljuin non aveva mai fatto così, ma poi ogni volta le ritornava in mente il suo volto deciso.
- Eh, sì… Shinobu l’ama davvero con tutta l’anima, quella ragazza! È davvero fortunata! – pensò.
Quindi si avviò verso il bagno con in mano i vestiti puliti.
Bussò alla porta
- Signorino Ljuin! Le ho portato i vestiti puliti!
- Entri pure, signorina Kisaragi! – si sentì rispondere di rimando.
- Va bene. – quindi entrò nell’anticamera e chiuse la porta dietro di lei – li poggio sullo sgabello, va bene?
- Sì, Kisaragi, e grazie. La stanza di Anne è stata riscaldata abbastanza?
- Sì, signorino.
- Ed il dottore?
- Sta arrivando, credo.
- Bene. Anne si è scaldata, usciremo tra poco.
- Va bene signorino.

Spostò delicatamente Anne da su di sé e l’appoggiò in un angolo della vasca. Si bagnò il viso e si accinse a sollevarla, quando, lentamente, lei aprì gli occhi.
Shinobu la re-immerse immediatamente nell’acqua calda, per non farle prendere freddo, e con voce accorata le chiese:
- Anne! Anne, come ti senti? - lei lo guardò un po’ spaesata.
- Bene…credo. Ma dove sono?- disse con voce malferma.
- Sei nel bagno, con me. Quando ti ho trovato, in cantina, erano passate quasi cinque ore dalla caduta, ed eri congelata. Rischiavi una polmonite se non ti fossi riscaldata in fretta…-
Solo allora Anne si accorse di non avere niente addosso, e che anche Shinobu era completamente nudo. Cercò di girarsi e di mostrargli la schiena, piuttosto che il petto, ma non riuscì a farlo, in compenso, però, scivolò e rischiò di andare sott’acqua. Shinobu la prese prontamente e la strinse a sé.
- Va tutto bene? – chiese preoccupato
- Sì… solo che… io… non riesco a muovermi…ecco..- il volto le si arrossò tutto e Shinobu comprese.
- Ti dà fastidio che io sia qui? Vuoi che vada a chiamare qualcun altro, perché ti aiuti?- le chiese infatti
- …no…ormai… credo che… che non ne valga più la pena, giusto? – per un attimo lo guardò in viso, ma poi distolse lo sguardo. Lui la prese tra le braccia e la obbligò con delicatezza a guardarlo negli occhi.
- Credo anch’io che, ormai, non ne valga più la pena, ma non odiarmi per questo, Anne. L’ ho fatto solo perché non avrei sopportato l’idea di perderti. E non avrei permesso a nessuno di toccarti, nessuno. –
Detto ciò le diede un lieve bacio sulla fronte e poi uscì dalla vasca, si annodò la salvietta in vita e prese quella di Anne. Non poteva rischiare di farle prendere freddo proprio ora.
Aprì la salvietta e l’appoggiò a portata di mano, poi avvicinò lo sgabello alla vasca e sollevò Anne dalla vita, stringendola poi a sé. La fece sedere sullo sgabello e l’avvolse nella salvietta asciutta, quindi la portò nello spogliatoio. Anne era sempre più imbarazzata, ma al contempo stranamente molto contenta, ma, d’altronde non era poi tanto strano che lo fosse. Shinobu aveva un corpo stupendo, i suoi muscoli erano vigorosi e gli rendevano la figura gentile molto sicura e confortante. Le piaceva stare tra le sue braccia, le dava sicurezza.
Shinobu aveva addosso solo la salvietta ed era tutto bagnato, ancora. Anne, preoccupata, disse:
- Shinobu, ma così non prenderai freddo?- aveva ancora tutti i muscoli indolenziti e riuscì solo ad alzare una mano ed a poggiargliela sul suo braccio.
- Non preoccuparti, Anne. Adesso sei tu che non devi prendere freddo, non io. – nel frattempo l’aveva poggiata su di una sedia e si accingeva ad asciugarla.
- …ma, io…posso fare da sola. Tu pensa ad asciugarti. – poi voltò la testa di scatto. Lui comprendeva bene il suo imbarazzo, ma non poté esimersi dal ridere.
- Bene! Allora prendi la salvietta! – l’incitò. Lei la prese ma era ancora molto debole e le cadde sulle ginocchia. Shinobu rise ancora
- Vedi che sei debole come un gattino! – le disse dolcemente – lascia che io mi prenda cura di te… -
Detto ciò l’asciugò tutta, frizionando in particolare le braccia e le gambe, e usando molta delicatezza quando le asciugò il seno ed il ventre. In quella particolare circostanza, il volto di Anne si colorì di un rosso quanto mai acceso. Finito che ebbe l’aiutò ad indossare la camicia da notte e la vestaglia, poi l’avvolse nella coperta.
Si asciugò e si vestì molto velocemente, ma nonostante gli sforzi non poté esimersi dallo starnutire, al che Anne disse:
- Dovevi asciugarti subito, invece di pensare a me. Adesso anche tu ti raffredderai.
- Non preoccuparti, e poi è solo uno starnuto! Piuttosto, sei tutta rossa, non è che hai la febbre? È meglio controllare..- detto ciò appoggiò la sua fronte a quella di Anne. Dopo pochi minuti disse
- Ma tu scotti!!! È meglio che ti porti subito a letto.
- Si credo anch’io – convenne lei.
La prese in braccio e aprì la porta. La portò subito in camera sua, e la mise immediatamente sotto le coperte.
- Signorina Kisaragi! – chiamò poi a gran voce –dov’è il dottore?
Shinobu aveva cercato di fare in fretta, ma nonostante ciò lei aveva perso di nuovo conoscenza. Le si sedette affianco, prendendole una mano.
La signorina Kisaragi arrivò di corsa con il dottore. Appena lo vide Shinobu esclamò:
- Dottore, benvenuto. Sono felice che sia arrivato così in fretta, grazie.
- Di niente figliolo. Dovere. Cos’è successo a questa signorina?
- È stata quasi cinque ore svenuta in cantina, è scivolata per le scale. Adesso è calda, ma ha la febbre molto alta, e questo mi preoccupa non poco.
Intanto il dottore le aveva toccato la fronte e stava per mettergli un termometro, quando si accorse che Shinobu la teneva per mano. Non l’aveva lasciata nemmeno per un attimo.
Le mise il termometro e disse:
- Scusi signorino Ljuin, ma le devo controllare il polso, e poi la dovrei visitare con più accuratezza, potrebbe aspettare fuori?
- Come…? Ah, sì, certo…- solo allora si accorse che teneva Anne per mano. – va bene aspetterò fuori .– rispose lui. Poi il medico disse:
- Signorina Kisaragi, mi dia una mano. – nel frattempo Shinobu uscì dalla stanza.
Era più di mezz’ora che il dottore era nella stanza di Anne, per visitarla, ed ancora rimaneva lì dentro. Shinobu era molto nervoso, al punto che prese a camminare su e giù davanti alla porta. Nel frattempo tutti gli abitanti della casa si erano riuniti davanti alla stanza di Anne, e aspettavano il responso del dottore.
Proprio quando il nervosismo stava facendosi pesante, la porta si aprì inaspettatamente.
- Anne!…-
fu la prima parola di Shinobu, dopodiché si precipitò nella stanza, quasi travolgendo la povera signorina Kisaragi
- Allora, dottore, come sta?- chiese poi, prendendo nel frattempo la mano di lei.
- Senza dubbio ha preso molto freddo, ma ne sapremo di più domani mattina. Dipende tutto da come passa la notte…
- ..mi sta dicendo che potrebbe anche non farcela..? – chiese lui con terrore
- no, no, ce la farà, ce la farà, ma le sue reali condizioni di salute le potremo sapere solo domani mattina, ecco tutto. Piuttosto, come ha fatto a riscaldarsi così in fretta?
- Con un bagno caldo. Si è riscaldata con un bagno caldo.
- Un bagno provvidenziale, direi. Credo che sia solo per questa tempestività che ce la farà. Bene. Io devo andare. Quando si sveglia mandatemi subito a chiamare, e datele un brodo di carne bollente. Io cercherò di arrivare il prima possibile.
- Grazie dottore. – disse Shinobu.
Poi le rimboccò le coperte e si sedette su di una sedia, vicino al letto. Con quel piccolo gesto innalzò un muro tra sé e gli altri. Ora per lui esisteva solo lei. Anne.



 
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