“Il Branco dei Guerrieri Leggendari” Questa serie animata rappresenta certamente un’eccezione nel pur vasto panorama degli anime di ambientazione tradizionale giapponese. Si tratta infatti della trasposizione su cellulosa (sufficientemente fedele, almeno secondo i conoscitori della storia originale, ndr) del celeberrimo romanzo storico Nanso Satomi Hakkenden, la prima pubblicazione (e forse la più importante, ndr) sullo stile occidentale del feuilleton (detto anche romanzo d’appendice o a puntate, ndr).
 Nanso Satomi Hakkenden: il romanzo L’autore del racconto è Bakin Kyokutei (1767-1848), il primo giapponese a vivere della propria attività romanzesca (oggi diremmo il primo autore professionista, ndr) noto soprattutto per la sua abilità nella composizione di racconti epici tradizionali. Giusto per avere un’idea un po’più precisa dell’importanza di quest’uomo, è sufficiente ricordare che, negli ultimi anni dello shogunato Tokugawa, Bakin era probabilmente lo scrittore più famoso del Giappone. Nanso Satomi Hakkenden, infatti, riscosse un notevole successo per tutta la prima metà dell’800. Alla fine del secolo, tuttavia, il romanzo epico (in special modo quello tradizionale, ndr) divenne oggetto di un aspro dibatto da parte di alcuni dei letterati giapponesi del tempo e fu quindi messo in secondo piano. In quel tempo, le pubblicazioni occidentali venivano tradotte sempre più frequentemente e i capolavori dell’epoca dei samurai caddero nei dimenticatoio dell’Impero. Questo è il motivo per cui non esistono traduzioni di questa grande opera come invece è frequente per molti altri romanzi. L’etimologia del titolo dell’opera indica con chiarezza l’intricato filo conduttore delle vicende che la compongono. i) Nan significa infatti “sud”mentre sou (o bousou) è il nome delle regioni sud-orientali delle province del Kanto, di Awa e Shimomusa. Nansou indica presumibilmente Awa, l’odierna prefettura di Chiba. ii) Il termine Satomi, invece, si riferisce alla dinastia che dominò Awa per molte generazioni. Il capostipite, Satomi Yoshizane, servì sotto lo shogun Ashikaga Mochiuji e, dopo il suo assassinio, fuggì ad Awa e la conquistò per sé e i suoi discendenti. Con ciò, egli dette inizio al dominio dei Satomi che avrebbe resistito fino alla conquista da parte dei Tokugawa. iii) Infine, la natura della parola Hakkenden è duplice. Da un lato essa è il composto dalle parole Hachi (“otto”), Ken (“cane”) e Den (“leggenda”). Dall’altro, essa può essere vista come la composizione di Hakken, che è l’abbreviazione della parola Hakken-shi dove Shi significa “samurai”, e Den (appunto, “leggenda”). Hakkenden significa perciò “la legenda degli otto cani samurai”. Nanso Satomi Hakkenden è composto da 106 volumi e 180 capitoli e costituisce la più imponente saga epica di tutta la letteratura giapponese. Non è un caso che Bakin impiegò ben 28 anni per completarne la stesura. Hakkenden: l’anime Questa breve illustrazione dell’opera originale mi è sembrata assolutamente necessaria prima di addentrarmi nella valutazione della versione animata. Altrimenti, credo sarebbe stato piuttosto difficile cogliere la maestosità (e l’estrema difficoltà, ndr) dell’impresa tentata con Hakkenden, il Branco dei Cani Guerrieri. Sono convinto che solo tenendo bene a mente queste premesse sia possibile giudicare onestamente le sei video che compongono la saga. Per lo stesso motivo, ecco qui di seguito alcune indicazioni sulla splendida storia ideata da Bakin e sui personaggi che ne prendono parte.  - La Storia Giappone, anno 1457. La provincia di Awa è contesa da due famiglie: i Satomi e gli Anzai. I Satomi, in un periodo di difficoltà, chiedono aiuto agli Anzai che, in tutta risposta, gli muovono guerra con l’obiettivo di prendere il controllo di tutta la regione. I Satomi, stremati da carestie e guerra, si rifugiano nel proprio castello, abbandonando i propri territori. Ogni tentativo di assassinare il Signore degli Anzai fallisce e il Signore dei Satomi, Yoshizane, oppresso dalla disperazione e sulla soglia della follia, durante un innocua chiacchierata con il suo cane Yatsufusa promette che gli darà in sposa la propria figlia se esso riuscirà portargli la testa del Signore degli Anzai. Incredibilmente, Yatsufusa compie quanto richiesto e torna al castello con la testa insanguinata del Lord Anzai. I Satomi festeggiano la rotta delle forze orami decapitate degli Anzai, ma Yoshizane si rifiuta di mantenere la promessa fatta al cane Yatsufusa. Con somma regalità e per timore delle conseguenze nefaste del venire meno ad una promessa fatta ad un proprio suddito, la principessa Fuse, figlia di Yoshizane, decide di acconsentire al matrimonio e va in esilio con Yatsufusa sulle montagne. Dopo un anno, Fuse ha un sogno in cui capisce di essere in cinta della prole di Yastufusa e che c’è una terribile maledizione sulla famiglia Satomi (la misteriosa causa della maledizione è forse il più bell’insegnamento della storia, ndr). Da qui prende il via una serie di vicende drammatiche e struggenti, poetiche e romantiche, un grande intreccio che solo alla fine si rende comprensibile in ogni suo aspetto e significato. La discendenza di Fuse e Yastufusa affronterà ogni sorta di prova, forgiando il proprio animo secondo il proprio destino. - I personaggi Gli otto cani guerrieri sono senza dubbio una geniale creazione. Ognuno di essi rappresenta una virtù tradizionale, identificata attraverso una splendida perla su cui è inciso il simbolo che ne riassume il significato. Le perle accompagnano i samurai lungo tutta la storia, animandosi di vita propria ogni qual volta il loro destino si compie, indicandogli la via da percorrere o proteggendoli dai pericoli. Inoltre, ognuno di essi ha una voglia a forma di peonia (che potrebbe rappresentare il coraggio, ndr) in un diverso punto del corpo. Essa li unisce e li rende fratelli anche oltre la loro stessa comprensione. Proprio grazie alla voglia a forma di peonia che “il branco”si forma, cresce e rimane unito (almeno nella parte iniziale della storia, ndr). Shino Inuzuka: Appare per la prima volta nel secondo episodio ed è certamente uno dei personaggi principali. Fin dall’infanzia, i suoi genitori lo fingono una bambina per nasconderlo all’ira degli dei. Poi, raggiunta la maggiore età, il travestimento viene svelato affinché Shino possa portare a termine la missione che fu di suo padre Bansaku e, prima ancora, del padre di suo padre: riportare la leggendaria spada Murasame a Koga, da lord Ashikaga. Shino Inuzuka incarna la devozione filiale e la sua perla porta il simbolo “Kou”. Genpachi Inukai: Appare per la prima volta nel quarto episodio, prigioniero del Lord Ashikaga. A seguito della disgrazia che colpisce Shino Inuzuka, gli viene ordinato di eliminarlo, ma entrambi cadono nel fiume dopo una splendida battaglia sui tetti del castello Ashikaga. Genpachi Inukai è il cane guerriero della fede e la sua perla porta il simbolo “Shin”. Sosuke Inukawa: Appare per la prima volta nel secondo episodio, come amico di Shino. Dopo la morte del padre, Sosuke e sua madre devono fuggire dalla propria casa fino ad Awa dove, a seguito della morte per stenti della madre, il piccolo Sosuke trova rifugio presso Hikiroku, capo del villaggio Otsuka (in cui vive anche Shino, ndr). Egli lo alleva come un servo e gli cambia nome in Gakuzo. Anche a Sosuke viene imposto di uccidere Shino, ma, anche in questo caso, il destino tenta di impedire che i cani guerrieri si uccidano a vicenda. Il compito di Sosuke è ristabilire l’onore della propria famiglia e riprendere il proprio vero nome. Sosuke rappresenta il dovere e la sua perla porta il simbolo “Gi”. Kobungo Inuta: Appare per la prima volta nel quinto episodio, salvando Genpachi e Shino. Kobungo è un uomo dalla forza sovrumana. In gioventù era uso combattere ad ogni occasione, spesso sotto gli effetti dell’alcool. In uno di questi combattimenti, però, suo padre gli si parò davanti e fu ucciso dalla sua lama. Quel giorno Kobungo Inuta giurò di non usare mai più la violenza. L’incontro con gli altri cani guerrieri metterà a seria prova tale proposito. Kobungo incarna l’affezione fraterna e la sua perla porta il simbolo “Tei”. Dosetsu Inuyama: Appare per la prima volta nel terzo episodio, sotto mentite spoglie. Da piccolo fu avvelenato dalla concubina del padre. Contro ogni aspettativa, egli sopravvisse e la sua matrigna cadde in disgrazia. L’assassina fu cacciata assieme alla sorellastra di Dosetsu, Hamaji. Raggiunta l’età adulta egli si mise in viaggio alla ricerca di quest’ultima, senza però trovarla. Dosestu è il cane guerriero della fedeltà e il simbolo della sua perla è “Chuu”. Daikaku Inumura: Appare per la prima volta nel nono episodio, apparentemente slegato dalle vicende dei precedenti episodi. Daikaku vive in un esilio ascetico autoimposto sin da quando è stato disonorato dal proprio padre, posseduto a sua insaputa da spiriti malvagi. Sua moglie Hinaginu è anch’essa disonorata poiché ancora nubile è divenuta gravida misteriosamente (Daikaku non è il padre, ndr). La sua condotta irreprensibile si rivelerà la sua unica salvezza e il suo solo destino. Daikaku Inumura rappresenta la Forma Propria e il simbolo della sua perla è “Rei”. Keno Inuzaka: Appare per la prima volta nell’ottavo episodio, come una artista errante. Quando era ancora molto piccolo, suo padre fu assassinato perché proprietario di due mistici flauti. La missione di Keno è, ovviamente, vendicare il padre e recuperare i flauti che gli appartenevano. Egli dovrà affrontare la morte e darla come fu data a suo padre e in questo troverà il proprio dilemma. Keno è il cane guerriero della saggezza e il simbolo sulla sua pietra e “Chi”. Shinbei Inue: Appare per la prima volta nel quinto episodio, ancora un neonato. Shinbei è il più giovane dei cani guerrieri, ma è di gran lunga il più forte, il più abile e il più coraggoioso (di un coraggio che sfiora l’incoscienza, ndr). La sua unica debolezza è la consapevolezza della sua superiorità: il rapporto con i suoi sette “fratelli”diverrà col tempo sempre più problematico, fino ad arrivare allo scontro. Shinbei rappresenta l’empatia e il suo simbolo è “Jin”. E’ovvio che non è possibile riassumere la complessità dei personaggi di Hakkenden in poche righe, ma forse è comunque utile fare un elenco per cercare di vedere il “grande disegno”che c’è dietro l’opera. Si tratta infatti della grande battaglia delle virtù contro i vizi, della tradizione contro il nuovo mondo e le “usanze”straniere che si affermano (simboleggiate dai demoni al servizio degli Anzai e in particolare da Hiboshi, bieco consigliere senza scrupoli di Hikiroku). Un altro particolare interessante (che mostra come nulla sia stato lasciato al caso da Bakin, ndr) è che il nome familiare di ogni samurai inizia per “Inu”, che in giapponese significa (nemmeno a dirlo!!, ndr) cane.  - Note tecniche Forse l’aspetto più debole dell’anime è proprio quello tecnico. A mio parere la cosa più grave è la seguente: è stata commessa una grande leggerezza nel decidere di frammentare il lavoro tra molti disegnatori, registi, scenografi e character designers. Spesso, infatti, si ha come l’impressione che l’ambientazione e i personaggi si trasformino ad ogni video, per non dire ad ogni episodio (questo è particolarmente vero e fastidioso per la quinta video che, a meno di aver seguito la storia con molta attenzione, lascia completamente spaesati, ndr). Se è pur vero che non è facile riassumere un’opera così lunga e complessa come Nanso Satomi Hakkenden in soli 13 episodi da trenta minuti, va anche detto che l’uniformità e la coerenza di personaggi e disegni poteva e doveva essere tutelata maggiormente. Simpatica, invece, l’idea di aggiungere un episodio di solo riassunto all’inizio della quarta video per aiutare gli spettatori poco attenti a capire gli intricati sviluppi della storia. Il disegno vero e proprio (intendo il più frequente, poiché appunto cambia spesso, ndr) è molto scarno ed essenziale. I colori sono piuttosto sbiaditi e malinconici. Il rosso del sangue, della sempre presente girandola tradizionale e del misterioso ponte ornato da fiori di ciliegio, colpiscono quasi fino ad infastidire, soprattutto se comparati con i colori utilizzati normalmente (sono convinto però che questa sia una cosa voluta, utilizzata per enfatizzare i sogni e le premonizoni nefaste legate alla maledizione dei Satomi, ndr). Le espressioni e l’animazione sono molto realistiche ma anch’esse, come già accennato, tendono a cambiare troppo spesso stile e quindi non permettono allo spettatore di assuefarsi bene ai particolari più strani. Tutto sommato devo dire che non mi è dispiaciuto come è stato reso il clima di un’ambientazione in stile tradizionale, ma ammetto che potrebbe lasciare qualcuno perplesso. In particolare, le scelte più convincenti mi paiono quelle delle prime 3 video (episodi 1 –7, ndr), le meno convincenti quelle della quinta video.  Conclusioni In definitiva, pur con qualche avvertenza, mi sento di consigliare Hakkenden, il Branco dei Cani Guerrieri a chiunque. Certo, probabilmente solo una seconda visione della serie sarà in grado di affascinare come altri grandi capolavori, ma questo non è necessariamente uno svantaggio. In particolare, sono certo che i nostalgici della società tradizionale giapponese e dei suoi valori (belli o brutti che fossero, ndr) troverà Hakkenden irresistibile perché non esiste un altro anime che ne incarni così meravigliosamente l’atmosfera. Giusto per tentare una comparazione azzardata, posso dire Hakkenden ripercorre le orme del nostro Orlando Furioso o del mitico Ciclo Brettone (Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, ndr); in altre parole, ripercorre la strada della magnificazione dei valori feudali, prima che la nuova società (che in Giappone si è affermata molto tardi, ndr) li spazzi via. Un solo aggettivo: “indimenticabile”. N.B: Al contrario, mi pare necessario un piccolo avvertimento per gli amanti dei combattimenti tra giovani samurai con superpoteri e orribili demoni senza cervello: date un’occhiata alle video prima di comprarle perché potrebbe succedervi di addormentarvi prima della fine della pellicola. Bichan Note e riferimenti: La saga animata Hakkenden è composta da sei videocassette da due episodi ciascuna eccezion fatta per la prima VHS che ne contiene tre e la quarta che contiene anche un episodio riassuntivo di quaranta minuti. Ecco un breve schema degli artisti principali che hanno lavorato alla produzione di Hakkenden, giusto per avere un’idea delle differenze: Video 1-2: Regia Takashi Anno Character Design Hyroyuchi Ochi e Atsushi Yamagata Scenografia Noboro Aikawa Video 3: Regia Takashi Anno e Yukio Okamoto Character Design Hyroyuchi Ochi, Atsushi Yamagata e Atsushi Okuda Scenografia Noboro Aikawa Episodio Riassuntivo: Regia Takashi Anno Character Design Atsushi Okuda Scenografia Hidemi Kamata Video 4-5-6: Regia Yukio Okamoto Character Design Atsushi Yamagata e Atsushi Okuda Scenografia Hidemi Kamata Direzione Shin'ya Ohira (Ep. 10,11) e Takheshi Aoki (Ep. 12) Direzione Artistica Kenji Kamiyama (Ep. 8,12), Takheshi Waki (Ep. 9), Yusuke Taeda (Ep.10), Masaru Ohta (Ep. 11) e Hiroshi Kato (Ep. 13) Sebbene questo OAV sia piuttosto recente (è del 1993 la versione ufficiale Pioneer, del 1997 quella Dynamic per l’Italia, ndr), la Dynamic l’ha messo fuori produzione e quindi è piuttosto difficile reperirlo. Inoltre non ne esiste una versione su DVD. Il mio consiglio è di scaricarvi, se la trovate, qualche versione in divx, oppure frequentare mostre mercato e fiere dell’animazione (naturalmente esistono ancora negozi che hanno fondi di magazzino…, ndr). Aggiungi ai preferiti (29) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 2620
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Effettua il logi o registrati. Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6 AkoComment © Copyright 2004 by Arthur Konze - www.mamboportal.com All right reserved |