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Titolo: Il sogno della talpa Autore: Céline Serie di provenienza: Maison Ikkoku Genere: Shojo Capitolo: [1di1 / conclusa] Bollino: verde Una leggera brezza sfiorava i rami e li faceva vibrare come scossi da un brivido. Yusaku si lasciava accarezzare placido, mentre leggeva il giornale, seduto sulla panchina del parco. La sera prima, i suoi amici inquilini della Maison, avevano organizzato una festa che, come al solito, era finita molto tardi. Sentiva la testa pesante e gli occhi gli bruciavano. Lesse ancora qualche riga, poi, voltò pagina e, con sua grande sorpresa, vide la foto del suo “rivale”Shun Mitaka.
“Cosa ci fa qui il dongiovanni?”pensò mentre iniziava a scorrere l’articolo. “Il giovane maestro di tennis…eccetera…ha deciso di prendersi una pausa. Non ha rilasciato dichiarazioni in merito ma il suo possibile ritiro ha sorpreso tutti, compresi gli organizzatori del torneo juniores…” Yusaku non riuscì a capire, rilesse più volte l’articolo domandandosi se il suo “caro”amico non fosse impazzito. Lasciò scivolare il giornale nella borsa a tracolla e si appoggiò allo schienale della panchina, incrociando le braccia al petto… “Cosa avrà in mente?”percepì tutto il peso della stanchezza sulle spalle e si lasciò andare, chiudendo gli occhi. Sentiva il profumo dell’erba appena tagliata, dolce e penetrante. Gli ricordava la prima volta che aveva abbracciato una ragazza; anche allora il prato era stato rasato da poco. Poi la vide, si chiamava Midori, indossava la divisa della loro vecchia scuola ed era minuta e solare, proprio come la ricordava. Gli porgeva la cartella che lui aveva dimenticato in mensa. Si trovavano nel cortile del loro istituto e, intorno, non c’era nessuno. Un mucchio di foglie era stato raccolto in un grande sacco che qualcuno aveva lasciato accanto alla quercia secolare. Sentiva le loro voci, parlavano del prossimo esame, vedeva le sue mani nervose che cercavano di avvicinarsi alle spalle della ragazza. Imbranato anche nei sogni! Una nuvola passò veloce sulle loro teste e, mentre lui la inseguiva con lo sguardo, Midori si avvicinò, appoggiandosi al suo petto. Le stava circondando la schiena con le braccia e la stringeva a sé. Voleva assaporare il ricordo di quel momento ma, come in un film, il paesaggio intorno si trasformava…Ora sentiva il vento soffiare più forte ed un velo di petali era scivolato sui loro piedi. Il profumo dei capelli della ragazza era cambiato e anche i loro vestiti…Lui indossava un pigiama, aveva una gamba rotta e sentiva un calore profondo invadergli il cuore. “Ehi! Godai!!! Sveglia!“la voce di Sakamoto lo riportò bruscamente alla realtà. “Ciao “disse con voce malferma. “Ciao volpe! Non puoi buttare via così le giornate di festa! Non dovevamo andare in cerca di un regalo? “ “Si, hai ragione. Andiamo.“ “Pensi che in due ore ce la faremo a trovare quello che ti serve? Sai, ho un altro appuntamento!“ “Non lo so. Non ho idea di cosa regalarle…“rispose Yusaku pensieroso. Si avviarono verso i grandi magazzini parlando dell’articolo su Mitaka. Dopo un’ora, non avevano ancora trovato niente e Sakamoto si stava innervosendo. “Sei sempre il solito indeciso! Guarda questa cornice: è bellissima! Ci metti dentro una vostra foto! Comprala!“ “Piantala! Non è adatta, non mi piace. Lasciami in pace.“ “Allora arrangiati!“rispose Sakamoto “me ne vado visto che non mi vuoi ascoltare!“ “Ci vediamo stasera al ChaChaMaru? “ “Non lo so. Forse Hitomi ha altri programmi“sventolò la mano in segno di saluto e gli voltò le spalle. Hitomi era la sua nuova ragazza, più giovane di lui e molto vivace. Sembrava che ne fosse innamorato sul serio, questa volta. Yusaku restò solo fra gli scaffali, guardandosi intorno. Cercava qualcosa che potesse attirare la sua attenzione ma, quel qualcosa, sembrava avere tutta l’intenzione di non farsi vedere troppo facilmente. Era tutto così colorato e luccicante che per un attimo gli girò la testa. Gli sembrava che ogni articolo si ripetesse mille volte, sempre uguale e sempre inutile. Decise di uscire all’aria aperta. Lì dentro non c’era niente di adatto alla persona cui era destinato il regalo. Perché, quella persona, era veramente speciale per lui. Camminava lento, guardando con attenzione le vetrine sulla strada, poi, davanti ad un negozio di articoli sportivi, vide Mitaka. Stava osservando con sguardo cupo una serie di racchette esposte all’intero del negozio. La fronte era aggrottata, segnata da una ruga verticale, sembrava assorto in pensieri angoscianti. “Buongiorno “ Il maestro di tennis si voltò di scatto verso di lui e lo guardò come se lo avesse investito una scarica elettrica “Aahh…sei tu Godai. Ciao “ “Stai bene? Sembri molto stanco. Ho saputo del tuo ritiro…” “Lascia perdere. Non sono affari tuoi. “ “Ma cosa ti prende?“si avvicinò con cautela “Non ti pare di esagerare? “ “Cosa ne vuoi sapere tu? Ti ho detto di non insistere!”gli occhi tornarono ancora per un momento alle racchette in vetrina. “Cosa ti sta succedendo? Perché vuoi ritirarti dal tennis, dal tuo lavoro?“gli chiese nuovamente Yusaku “Ti ripeto che non voglio parlarne, quindi, lasciami stare. “ Decise di non fargli più domande, si salutarono con lieve imbarazzo e si allontanarono in direzioni opposte. Guardando il marciapiede, Yusaku pensava a quella breve conversazione e non riusciva a trovare un senso per quella decisione improvvisa. Proseguì la sua passeggiata cercando ancora in un paio di negozi, poi, rassegnato, entrò in una caffetteria. Ordinò un caffè e restò per qualche momento assorto nei suoi pensieri. La cameriera gli servì la bevanda e, mentre pagava il conto, sentì che qualcuno alle sue spalle faceva il nome di Shun Mitaka. Era una voce femminile, che parlava velocemente, ma quasi sussurrando. “Sai, ho parlato con la nuova insegnante d’inglese, Catherine. Mi ha raccontato il motivo per cui quel bel maestro di tennis ha deciso di ritirarsi. Sembra che sia per colpa sua. Dice che è sempre stato molto gentile, fin dall’inizio della loro storia e, forse si è illusa che potesse fare sul serio con lei. Invece, si è tirato indietro appena lei si è dichiarata!”–un’altra voce la interruppe –“Eppure è così bello! Pieno di risorse. E’vero che quando stavano insieme parlavano in inglese?” “Si, è così”–riprese la prima voce –“sembra che lui abbia trascorso sei mesi in Inghilterra da giovane. Per farla breve, si sono frequentati per diverso tempo ma, come dicevo prima, la storia non è a lieto fine. Lui ha confessato di essere innamorato di un’altra e le ha chiesto di non cercarlo più, di non farsi più vedere. Ci fu una lite furiosa. Catherine non voleva lasciarlo e minacciò il suicidio. Mitaka ne fu scosso al punto che decise di stare con lei quella notte, per non lasciarla sola. Quindi potete immaginare cos’è successo quella notte!…Però, il giorno dopo…”- un tuono improvviso coprì le parole della donna e subito cominciò a piovere. Una pioggia leggera e insistente iniziò a cadere sui passanti. Le tre donne sedute dietro di lui si alzarono e Godai le vide uscire dal locale cercando di coprirsi la testa con dei giornali. Erano giovani, le vedeva parlare mentre si allontanavano, attraversavano la strada e sparivano dietro l’angolo di un palazzo. Restò ancora qualche minuto seduto al tavolino, cercando di non pensare a nulla ma, le parole di quella donna gli risuonavano nella testa con insistenza. Cosa poteva aver spinto Mitaka a comportarsi in quel modo? Era troppo strano, anche per uno come lui. A parte tutti i dissapori e le rivalità, voleva aiutarlo in qualche modo. Uscì dal bar e si avviò correndo, per non bagnarsi troppo, verso la fermata della metropolitana. Dopo venti minuti trascorsi in piedi fra studenti, anziani e impiegati che facevano il suo stesso tragitto e affollavano il vagone, scese e respirò a fondo. Si sistemò la borsa a tracolla e salì le scale. Uscendo dalla stazione notò che aveva smesso di piovere, il cielo si stava già aprendo, le nuvole nere lasciavano il posto ad un sole pallido. La bancarella dei dolci sulla strada era molto invitante e pensò di comprare una torta ma, in quel momento, vide Kyoko ferma in un angolo, con una busta della spesa fra le braccia. Fece un passo per chiamarla, poi vide che stava parlando con qualcuno. Era un uomo, nascosto dietro un lampione e, dalla sua posizione, non riusciva a vederlo bene. Curioso e sorpreso si avvicinò. Li vedeva parlare, l’uomo rimaneva nascosto il più possibile e sembrava molto agitato. Kyoko aveva un’espressione attenta, ma il suo profilo lasciava trasparire una vena d’ansia. Yusaku rimase immobile per un tempo che non riuscì a stabilire; potevano essere secondi, come anche ore intere. La rabbia e la gelosia, poi, gli scatenarono una reazione inaspettata. Si mise a correre verso di loro fissando l’attenzione soprattutto su quell’uomo, quella figura misteriosa che aveva avuto il coraggio di appartarsi con la “sua”Kyoko! Era arrivato a pochi metri dalla coppia quando la luce del sole gli rivelò l’identità di quella persona. Era Mitaka. “Godai?!”–disse lui con voce tremante –“cosa ci fai qui? Non eri in città? “ “Sono io che te lo chiedo! Cosa vuoi da Kyoko? Perché ti nascondi? “ Guardò poi la sua amata rendendosi conto, in quel momento, che stava commettendo il suo solito errore. Non aveva nessun diritto di dubitare di lei. “Ciao. Sei tornato presto”disse lei sorridendo. “Sono qui per parlare con Kyoko di una questione personale. Quindi, per favore, lasciaci soli”intervenne Mitaka. “Le vuoi parlare di quella donna inglese? Di quella Catherine, non è vero?”disse Yusaku avvicinandosi. “Cosa ne sai tu? Come fai a…” “Le voci corrono in fretta. Soprattutto quando si tratta di un personaggio come te” “Se le cose stanno così, credo di non avere più speranze per ristabilire la mia reputazione…” “Non dire così! Vedrai che riuscirai a chiarire tutto!”disse Kyoko. Yusaku ebbe un riassunto di tutta la storia. Scoprì che Shun aveva frequentato quella donna per qualche tempo, in modo platonico, ci teneva a precisare. Una sera, mentre la riaccompagnava a casa, lei gli aveva confessato di essersi innamorata e di non poter vivere senza di lui. Il fascino raffinato e sensuale della donna aveva rapito il bel maestro, che si era abbandonato ad un bacio passionale. Ma non era arrivato oltre. Voleva sottolineare che non si era comportato in maniera compromettente, anzi, aveva chiarito subito di non poter continuare a frequentarla. Era stato esplicito, forse troppo, le aveva confessato di essere innamorato di un’altra persona. A quella dichiarazione, Catherine era scoppiata in lacrime, dicendo che nulla poteva cambiare quello che provava e che si era illusa che lui fosse una persona onesta. Quella notte era rimasto con lei perché era così disperata che non aveva avuto il coraggio di abbandonarla. Non aveva minacciato il suicidio, come avevano detto le donne al bar, però lui, forse per il senso di colpa, non la lasciò sola. I tre decisero di continuare la conversazione sulla strada verso casa. Yusaku aveva tolto dalle braccia di Kyoko il peso del sacchetto e, intanto, ascoltava la confessione di Mitaka. Ammetteva di essere attratto da quella donna così diversa dalle altre, così affascinante ma allo stesso tempo fragile e sensibile. L’aveva vista, per la prima volta, nella piscina del club polisportivo che frequentava nel fine settimana. Nuotava nella corsia centrale ed aveva il viso acceso dallo sforzo. Le sue labbra e i suoi occhi grandi e celesti non potevano passare inosservati. Quando la vide uscire dall’acqua, rimase paralizzato da tanta bellezza. Si tolse la cuffia e liberò i lunghi capelli biondi; lui la seguì con lo sguardo, incantato, finché non sparì dietro la porta dello spogliatoio femminile. Sentiva il forte impulso di conoscerla, voleva parlarle, sentire il profumo della sua pelle, sapere chi era e da dove veniva. Mentre descriveva questi suoi desideri, guardava un merlo che saltellava fra le foglie, sul ciglio della strada e cercava di non sembrare imbarazzato. Senza, peraltro, riuscirci. Mitaka continuò con il suo racconto svelando che, quando uscì dal club, vide la giovane straniera che cercava qualcosa nella borsa. Le aveva chiesto se avesse bisogno di aiuto e lei, in un giapponese stentato, gli aveva risposto che non trovava le chiavi dell’auto. Cercarono insieme ma senza fortuna, così, le offrì un passaggio per tornare a casa e prendere le chiavi di riserva. In quel momento, nacque la loro amicizia. Si incontravano al club sportivo nei week end e, molto spesso, uscivano insieme durante la settimana. Ammetteva di aver sbagliato. Ammetteva di essersi lasciato trasportare dalla curiosità e dalla novità però non voleva in alcun modo illuderla. Voleva soltanto conoscerla e stare in sua compagnia e, quando si era reso conto dei sentimenti che la donna nutriva per lui, era troppo tardi per tornare indietro. Era una donna intelligente e colta e aveva già molti amici, anche se viveva da poco in Giappone. Emanava un’aura di fascino ed eleganza a cui lui non aveva saputo resistere. Ora si pentiva di non essere stato più cauto. La sua impulsività gli stava costando molto più di quanto aveva immaginato. Si struggeva al pensiero di aver fatto soffrire una donna tanto eccezionale e si rimproverava di essersi comportato come un ragazzino idiota. Arrivarono davanti a casa, il sole pallido illuminava l’orologio sul tetto e i panni stesi fluttuavano leggeri, spinti da una mano invisibile. Le nuvole nere e minacciose e quelle bianche dalle forme strane e morbide formavano una scacchiera che si modellava ad ogni soffio di vento. Soichiro era accucciato sul prato e li guardava entrare. Smisero per un momento di parlare, mentre attraversavano il corridoio, perché non volevano che la curiosa e pettegola Ichinose, della stanza numero 1, li potesse sentire. Seduti intorno al kotatzu, mentre l’acqua per il thè si stava scaldando nel bollitore, i tre guardavano fuori cercando le parole per continuare nel racconto. “Perché hai deciso di lasciare il tuo lavoro?”chiese Yusaku “Tutta questa storia mi ha fatto capire quello che conta veramente. E’proprio vero quello che dicono…Quando stai per perdere qualcosa, solo in quel momento capisci quanto vale. Lo zio mi ha offerto un lavoro nella sua ditta. Dovrò imparare tutto dall’inizio però…ce la farò. Mi voglio impegnare. E poi…ho disdetto l’abbonamento al club e ho lasciato definitivamente il mio posto di allenatore. Il senso di colpa non mi fa dormire.” “E Catherine?”chiese Kyoko mentre si alzava per spegnere il gas “Le ho parlato ieri. Mi ha telefonato, mentre ero nell’ufficio della scuola di tennis a riordinare tutte le mie cose. Vuole tornare in Inghilterra però…penso che non lo farà. E’troppo legata al suo lavoro di insegnante. Mi dimenticherà e andrà avanti. Non so se, per me…sarà lo stesso. C’è qualcosa…”in quel momento qualcuno bussò alla porta. “Buonasera”disse la madre di Kyoko entrando nella stanza. “Buonasera”risposero i due uomini in coro. “Ciao mamma. Tutto bene?” “Si, è stata un angelo. Ora è fuori con tuo padre. Stanno giocando con Soichiro” “Vuoi un po’di thè?”le chiese Kyoko “No, ti ringrazio, abbiamo una cena con degli amici più tardi, dobbiamo avviarci”. Mitaka e Yusaku accompagnarono alla porta le due donne e salutarono i signori Chigusa. “Papà!”urlò una vocina allegra. Yusaku sollevò in aria la sua piccola Haruka e la fece volare come una farfalla. “Ancoa papà!”disse forte mentre si aggrappava alle sue spalle. “Ti sei divertita oggi? Hai fatto la brava dai nonni?”le chiese lui mentre le toglieva le scarpine. La bimba lo guardava sorridendo, indicando il suo nuovo maglioncino ricamato. Un pulcino giallo spiccava proprio al centro. “Che bello! E’lo stesso pulcino del grembiule della mamma!” “Legalodelanonna!”disse Haruka mentre guardava compiaciuta verso la sua pancia. “Vieni Haruka”disse Kyoko rientrando “andiamo in soffitta a cercare qualche addobbo per la tua festa!” I due uomini rientrarono nella stanza dell’amministratrice e si sedettero a bere il thè. “Ora ti farò una domanda che, forse, non gradirai ma…cosa sta succedendo fra te e Asuna?”chiese Yusaku “Si, è vero. Non te l’ho ancora raccontato. La notte che rimasi da Catherine, terrorizzato dal pensiero che lei potesse commettere una pazzia, non ho chiuso occhio. La mattina seguente hanno bussato alla porta. Sono andato ad aprire e…era lei…Asuna. Mi ha detto che era contenta di vedere che stavo bene, che non aveva dormito tutta notte per la preoccupazione. Ho cercato di spiegarle la situazione ma, tutte le apparenze erano contro di me. Non potevo fare altro che chiederle perdono. Non mi ha detto niente. Non mi ha preso a pugni, non ha urlato, non ha fatto scenate come avrebbe fatto qualsiasi altra donna scoprendo l’infedeltà del proprio marito… Si è limitata al silenzio. Nel frattempo, mentre ero sulla porta con lei, è arrivata Catherine, in camicia da notte e…ti lascio immaginare la scena”prese la tazza e bevve un sorso di thè caldo “…la moglie e la presunta amante, faccia a faccia…E’stato terribile. Se n’è andata senza dire una parola e io…stupido idiota, non le sono corso dietro. Sono rientrato in casa ed ho spiegato tutto a Catherine. Le ho detto di essere un uomo sposato e le ho fatto vedere le foto dei miei figli. Da quel momento mi sono sentito più leggero e più pesante allo stesso tempo. Non so spiegare meglio. Stavo dicendo la verità e, mentre parlavo, mi rendevo conto dell’enorme sbaglio. Sono stato troppo superficiale. Catherine piangeva in silenzio, le lacrime scivolavano sul suo bel viso ma aveva uno sguardo colmo di disgusto. Me ne sono andato e, da quel giorno, non l’ho più rivista. A casa ho cercato di parlare con Asuna, per spiegarle tutto, per chiederle di ascoltarmi…ma non è servito a niente. Non mi parlava, non mi voleva nemmeno ascoltare. Le ho giurato che avrei fatto qualsiasi cosa per lei, per riconquistare la sua fiducia. Il suo silenzio mi soffocava. Non sapevo più cosa fare, allora ho preso la decisione di abbandonare il tennis. Mi sembrava l’unico modo per farle capire che ero disposto a tutto pur di non perdere la mia famiglia”fece una pausa e sospirò amaramente. “Non è giusto. Hai commesso un errore ma non puoi sacrificare la tua carriera solo per darle un segno d’amore!”esclamò Yusaku. “Cosa potevo fare? Da quando ha letto sul giornale che mi sono ritirato, ha ripreso a parlarmi”. “E questa è l’unica soluzione?” “A quanto pare”rispose il maestro di tennis. Finirono la loro tazza di thè e, dopo qualche minuto, Mitaka si alzò. “Mi spiace per prima Godai. Ti ho risposto male e sono venuto da Kyoko senza dirti niente ma…cerca di capire, volevo il parere di una donna, una donna di cui mi fido”. “Ora è tutto chiaro. Spero che questa storia si risolva nel modo migliore. Mi spiace non poter fare di più”disse Yusaku stringendogli la mano. Quella sera festeggiarono il secondo compleanno di Haruka al Chachamaru, in compagnia di tutti i loro amici e conoscenti. Yusaku guardava la sua bambina scartare i regali e sorridere felice a tutti quelli che le stavano intorno e le facevano gli auguri. La donna della sua vita, che amava da sempre, che desiderava più della stessa aria…era sua moglie. A volte la osservava, durante le faccende domestiche o mentre giocava con la bambina e provava una dolce fitta al cuore. Si avvicinava e le accarezzava i lunghi capelli neri. Tutto l’amore che gli aveva fatto vivere situazioni imbarazzanti o che lo aveva fatto soffrire, disperare e …sudare, ora si materializzava davanti ai suoi occhi, con quella splendida famiglia, con quella donna dolce, sensibile e testarda, che sapeva capirlo più di chiunque altro, che lo sosteneva in ogni momento e, con quella figlia, capace di cancellare ogni malumore con un semplice sorriso o con una parola e che, ogni sera, con tenerezza, si addormentava sul suo petto. Stava crescendo anche lui insieme ad Haruka, stava cambiando, diventava ogni giorno più sicuro deciso. La responsabilità di quella nuova vita lo aveva reso più maturo e lo spingeva a dare sempre il meglio di sé, in ogni situazione. Quando gli sembrava incredibile che quella potesse essere la realtà, cercava con lo sguardo la sua Kyoko e, quando la trovava, si lasciava andare ad un sospiro, estasiato e, assaporava ogni suo gesto, ogni sua smorfia famigliare, ogni suo respiro e desiderava abbracciarla, tenerla stretta, come quando lo chiamavano ronin e stringeva il cuscino pensando a lei. “Papà! Guada!”Un grande pupazzo a forma di pinguino era preso d’assalto dalla bimba, che correva e saltava come una trottola intorno al suo nuovo amico di peluche. La serata proseguì in allegria, fra i canti della signora Ichinose, le interpretazioni teatrali di Yotzuya e i balletti di Akemi. Kentaro, il figlio della signora Ichinose, evidentemente agitato ed euforico e Ikuko, la nipote di Kyoko, erano appartati in un angolo a parlare, mentre, il signor Otonashi, beveva lentamente, scambiando ogni tanto qualche battuta con il proprietario del locale, il marito di Akemi. Tutto era perfetto, a parte il fatto che, il padre della festeggiata, non aveva trovato nemmeno un regalo decente. Kyoko aveva regalato ad Haruka una bambola che desiderava da tanto tempo e lui…era lì a mani vuote, mentre tutti gli altri avevano portato regali fantastici, giocattoli e vestiti. Voleva trovare qualcosa di speciale, qualcosa di unico per sua figlia. Ma cosa poteva regalarle? Avrebbe voluto trovare qualcosa che potesse abbracciarla e proteggerla sempre. “E’tardi. Andiamo?”disse Kyoko. “Si, Haruka si è addormentata sul divanetto…Oggi è stata una giornata piena per lei!”prese la bimba fra le braccia coprendola con la sua giacca. A casa, mentre Kyoko metteva il pigiama alla figlia, Yusaku frugava nell’armadio, alla ricerca di una grossa scatola. Quando l’ebbe trovata, ne tirò fuori una morbida coperta colorata e un libro. Era un regalo che sua nonna gli aveva mandato quando si era trasferito e aveva cominciato l’Università. Si era ricordato di quella scatola mentre entrava nella Maison; sapeva dove si trovava perché l’aveva messa nell’armadio quando si era trasferito dalla sua stanza, la numero 5, in quella dell’amministratrice. La coperta era stata un caldo conforto nelle notti insonni trascorse chino sui libri. Il tepore sulle spalle gli alleviava un po’la malinconia e la nostalgia di casa. Il libro era una vecchia favola, ricca d’illustrazioni, che sua nonna gli leggeva per farlo addormentare. Era molto affezionato a quelle pagine ingiallite perché gli ricordavano la sua infanzia e la voce di sua nonna. “Ti va di leggermela?”gli chiese Kyoko sedendosi accanto a lui. “Certo”rispose Yusaku e cominciò a leggere. “C’era una volta una talpa che aveva un sogno. Questa talpa si chiamava Zolfo e voleva diventare famoso, farsi conoscere in tutto il mondo. Un giorno riunì i suoi più cari amici: il coniglio, il topo, il tasso e la marmotta e spiegò loro quel che voleva fare. Aveva deciso di scavare una galleria, ma non una galleria normale. Una galleria così lunga e profonda da attraversare tutto il mondo! Voleva scoprire cosa c’era dall’altra parte! Voleva diventare una celebrità, la prima talpa esploratrice! I suoi amici cominciarono a ridere e a prenderlo in giro, dicendo che nessuno poteva essere così stupido da pensare di riuscire in quell’impresa! La talpa era così triste e abbattuta che il suo amico coniglio decise di aiutarla. Anche se pensava fosse tempo sprecato, voleva bene al suo amico testardo. Si misero a lavorare insieme e, in pochi giorni, riuscirono a scavare una galleria lunghissima. Il tasso, vedendo i suoi amici, stanchi e affaticati, disse loro di riposarsi, che avrebbe continuato lui. Il topo e la marmotta non volevano essere da meno così, a turno, scavarono tutti. Trovarono sassi e fango, trovarono pietre e radici ad ostacolare il loro cammino però, non si arresero, continuarono a scavare perché, ormai, il sogno di Zolfo era diventato il sogno di tutti. Passarono i mesi e la galleria era diventata così lunga che ci volevano due settimane per attraversarla tutta. I cinque amici erano affamati e senza forze, non sapevano cosa li attendeva alla fine del tunnel, non sapevano se ci sarebbe mai stata una fine… Un giorno, poi, sentirono dei rumori mentre lavoravano e, un’improvvisa esplosione li investì e furono sommersi dall’acqua. La galleria diventò un lungo corso d’acqua che li trascinava verso il punto di partenza. Quando la forza della corrente trovò un’uscita, i cinque vennero sbalzati fuori, scivolando sul terreno bagnato. Non potevano credere ai loro occhi! Erano sporchi di fango e terra e, dalla galleria, continuava a sgorgare acqua. Tutta la loro fatica e i loro sforzi non erano serviti a nulla! Zolfo piangeva disperato, il tasso si asciugava il pelo nervosamente, il topo starnutiva e tossiva arrabbiato, la marmotta guardava impietrita la fontana che fuoriusciva dal terreno e il coniglio teneva le orecchie abbassate, piatte dietro la testa, sconvolto dagli eventi. Per molti giorni rimasero ad osservare il corso d’acqua che scivolava giù, lungo la valle verso il lago e non sapevano cosa fare. Quando l’onda rallentò il suo cammino, la talpa decise di scoprire da dove arrivava tutta quell’acqua. Chiese ai suoi amici se volevano accompagnarlo ma, il topo si era ammalato e non se la sentiva di uscire dalla tana e il coniglio aveva paura dell’acqua, così si avviarono in tre. Più si avvicinavano al punto d’entrata dell’acqua e più si sentivano le zampe tremare. Ad un tratto videro una luce accecante e corsero per scoprire cosa c’era fuori dalla galleria, nel punto dov’era avvenuta l’esplosione. Quando emersero, tutt’intorno era fiorito e il sole splendeva più bello che mai. Rimasero abbagliati da quello spettacolo e, senza rendersene conto, vennero circondati da un folto gruppo di animali. C’erano scoiattoli, cervi, lombrichi, gabbiani, asini, gufi, lepri, e mille altre specie di animali. Li accolsero allegramente, con canti e grida assordanti. Qualche voce disse che avevano salvato il loro villaggio, costruendo quella galleria e che avevano liberato il campo dei fiori incantati dall’acqua dell’alluvione. “C’è stata un’alluvione?”chiese la marmotta. “Si”rispose una gallina “eravamo disperati! Il campo dei fiori incantati è molto importante per noi!”. “I fiori incantati?”domandò la talpa. “Quei fiori sono il nostro tesoro. Ci sono fiori che cantano, fiori che brillano anche al buio, fiori che emanano profumi intensi per decenni, fiori che, se strappati, fanno piovere e ci sono fiori che realizzano i desideri!”. “Com’è possibile? Dei fiori che realizzano desideri?”esclamò sorpreso il tasso. “Si, sono fiori molto speciali. Possiamo usarne solo uno all’anno e, la maggior parte delle volte, li utilizziamo per guarire i malati o per fare provviste per l’inverno. L’inondazione rischiava di farli morire tutti! Grazie amici, ci avete salvati!”disse un koala avvicinandosi. “Non riuscivamo ad uscire dalle nostre tane! L’acqua era troppo alta e anche le rane e i pesci non potevano aiutarci in alcun modo. Grazie, da parte di tutti noi!”disse, timidamente, una puzzola. La marmotta andò a chiamare il topo e il coniglio e, i cinque scavatori furono festeggiati come veri eroi. Il sogno della talpa si era realizzato. Zolfo era diventato, insieme e grazie ai suoi amici, molto famoso ed ammirato. Non era mai stato tanto felice in vita sua e non aveva nemmeno usato i fiori magici, anzi, li aveva salvati! Avevano fatto tutto con le loro sole forze e questa era la soddisfazione più grande. I sogni possono diventare realtà, basta crederci!” “E’proprio carina questa storia. Sono sicura che piacerà molto ad Haruka!”disse Kyoko sfiorando le pagine del libro. “Kyoko…amore mio”le loro labbra si accarezzarono dolcemente, le mani di Yusaku incorniciarono il viso della donna che, con gli occhi chiusi, si abbandonava a quella tenerezza coinvolgente. Un mese dopo, ricevettero una telefonata, era Mitaka. “Ciao Godai. Volevo darvi la notizia prima che la possiate leggere dai giornali”. “Cos’è successo?” “Niente di grave, anzi. Fra qualche giorno darò l’annuncio del mio ritorno ai campi di tennis! So che diranno tutti che è stata solo una mossa pubblicitaria o qualche cattiveria del genere, ma non importa” “Congratulazioni…ma…” “So già cosa stai per dire…E’tutto a posto. Asuna aveva bisogno solo di un po’di tempo. Ci siamo parlati e ha capito quello che è successo e…mi ha detto che per i suoi figli vuole un padre felice, senza rimorsi e senza rimpianti. Sa che il tennis è la mia passione e vedeva che, con il mio nuovo impiego nella ditta dello zio, non avevo le stesse soddisfazioni. La delusione iniziale che aveva manifestato con il silenzio si è trasformata in compassione e, poi, in comprensione. Mi ama e me l’ha dimostrato concedendomi fiducia. Sai Godai…anche io la amo e amo i miei figli. Le gemelle e il piccolo sono tutto per me…ma anche il tennis è importante. Avrei sacrificato tutto per loro, anche la mia carriera…ma Asuna non voleva che arrivassi a tanto…” “Sono felice per te Shun. Venite a trovarci presto.” “Contaci. Salutami Kyoko e Haruka”. Yusaku capì che, in quel momento, Shun stava sorridendo e che i suoi denti brillavano come perle lucenti. Il sole del tramonto infuocava i tetti delle case del quartiere. Yusaku, seduto sul gradino davanti al portone, guardava Haruka giocare con Soichiro. Kyoko uscì e disse che la cena era pronta. Lui sapeva che avrebbero gustato i piatti preparati da Kyoko e che avrebbero fatto una passeggiata, tutti e tre, mano nella mano e, prima di andare a dormire, Haruka gli avrebbe chiesto, nel suo modo allegro e ruffiano, di leggerle la storia della talpa e del suo sogno. Anche lui, da ragazzo, come la talpa Zolfo, aveva delle speranze e dei desideri…ma, quella realtà, era riuscita a superare anche il migliore dei suoi sogni. Aggiungi ai preferiti (100) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 5105
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